Critica al potere

L’effetto tunnel: la mancanza di empatia tra potere e tecnologia

Riflessione sulle somiglianze tra scienziati e magnati tecnologici nella società contemporanea.

L’effetto tunnel: la mancanza di empatia tra potere e tecnologia

Un momento cruciale nella cinematografia di Christopher Nolan evidenzia come l’illusione del controllo possa scontrarsi con la realtà della storia. In Oppenheimer, il fisico che ha domato l’atomo si rende conto che il vero motore del mondo è nelle stanze ciniche della politica maccartista. Un tema simile riemerge in un’altra opera di Nolan, dove l’inganno del Cavallo di Troia diventa una spirale di violenza incontrollabile.

Questa distorsione narrativa è centrale nel libro di Evan Osnos, “Il prezzo del potere”, in cui l’autore esplora il mondo degli ultraricchi di Wall Street e Silicon Valley. Osnos, in un’intervista con Eugenio Cau per il podcast Globo, traccia un profilo della mancanza di empatia tra i magnati della tecnologia, descrivendoli come uomini ossessionati da ambizione e status, lontani da una reale responsabilità sociale.

Il parallelismo tra la figura di Oppenheimer e i tecnocrati è palese. Entrambi sono imprigionati in un “effetto tunnel”. Mentre l’orizzonte di Oppenheimer si limitava al successo del test di Los Alamos, quello dei magnati digitali è spesso all’ottimizzazione di profitti. In entrambi i casi, la razionalità si scinde dall’empatia, lasciando spazio unicamente a forze distruttive, come le macerie della Guerra Fredda e la polarizzazione sociale contemporanea.

Il ruolo della politica

Una figura chiave nel film di Nolan è John F. Kennedy, il quale rappresenta la voce della riparazione. La rinuncia di Lewis Strauss alla carica di Segretario del Commercio, osteggiata da Kennedy per il suo trattamento di Oppenheimer, rappresenta un passo verso la giustizia nei confronti del fisico. Questo rimando al passato evidenzia l’attualità di un concetto espresso da Kennedy: “A chi ha avuto tanto, tanto verrà richiesto”. Nella sua visione, la ricchezza e l’influenza devono essere responsabilizzate, in contrasto con i moderni magnati che liquidano il debito morale verso la società.

Nelle opere di Nolan, il trionfo caratteriale coincide spesso con la perdita d’identità. In Oppenheimer, il protagonista è tormentato dalle visioni delle vittime civili, mentre l’Odisseo di Nolan vive la disgregazione della propria essenza. Analogamente, i miliardari di Osnos mercificano le loro relazioni sociali, finendo per isolarci in torri d’avorio che generano fobie e alienazione.

Crisi di responsabilità

Nel campo di questo dramma esiste un terzo attore: l’apparato politico. Sia nel racconto di Osnos che nelle opere di Nolan, lo Stato appare cinico, inizialmente attirato dai capitali e dalle figure propositive sotto l’illusione di controllare il progresso. Tuttavia, quando le posizioni diventano scomode, rigetta gli scienziati e le idee innovative.

Emergendo da questa analisi, si palesa la vera radice della crisi contemporanea: una convergenza tra magnati tecnologici e politica, entrambe incapaci di guardare oltre la propria immediata utilità. Strumenti come la profilazione dei dati e gli algoritmi di targeting vengono utilizzati dalla politica per mantenere il consenso, senza interrogarsi sul prezzo che questa relazione impone alla democrazia.

Così, l’ossessione per il consenso immediato porta i leader a un’approccio superficiale nei confronti delle complesse problematiche sociali, relegando visioni di lungo termine a un ruolo secondario.