Se non fosse per le temperature oltre i trenta gradi e l’umidità elevata, in alcuni punti di Bergamo il paesaggio sembrerebbe già autunnale. Diverse piante presentano foglie accartocciate o ingiallite, mentre alla base degli ippocastani, lungo le Mura, si sono formati tappeti di foglie color ruggine. Gli effetti della combinazione tra caldo e siccità sono visibili anche quest’estate, dopo che negli anni scorsi la mancanza d’acqua aveva compromesso un quarto degli alberi piantati nei due anni precedenti.
La risposta degli alberi allo stress
La perdita anticipata delle foglie è un meccanismo di difesa, spiega Gabriele Rinaldi, per 37 anni all’Orto botanico, 27 dei quali come direttore. Quando l’albero non riesce ad assorbire abbastanza acqua per alimentare tutta la chioma, riduce la superficie traspirante lasciando cadere una parte delle foglie. La capacità di resistere, però, varia molto da una specie all’altra.
Un ruolo decisivo lo svolgono anche le precipitazioni invernali. È durante i mesi freddi che il terreno accumula l’acqua destinata a sostenere la vegetazione nelle settimane asciutte. Se l’inverno è secco, le riserve possono non essere sufficienti e le piante entrano in una condizione di stress che, se prolungata, rallenta le funzioni fisiologiche fino all’ingiallimento e alla caduta delle foglie. Rinaldi invita comunque alla prudenza: anche alberi che sembrano compromessi possono superare periodi eccezionali di aridità.
Tra le specie più resistenti figurano il carpino nero e la roverella, soprattutto nei boschi e nei terreni con poca disponibilità d’acqua. In città il fico mostra una buona capacità di adattamento, pur avendo già perso circa metà delle foglie. Più vulnerabili risultano invece la betulla, il faggio, l’abete rosso, la quercia carnia e il nespolo. Il faggio, in particolare, necessita di elevata umidità e si trova già vicino al limite della propria tolleranza al caldo; da alcuni anni tende a spostarsi verso quote più alte, dove però può incontrare suoli meno profondi.
Gli ippocastani del Sentierone e delle Mura sopportano meglio diversi episodi di siccità. Il loro aspetto può essere aggravato dalla presenza di un bruco che vive nelle foglie e di un fungo che le fa arrossare, patologie con cui gli alberi convivono da decenni. La carenza d’acqua, tuttavia, tende ad anticipare questi fenomeni.
La selezione delle piante più adatte
Il cambiamento climatico ha modificato anche il ciclo vegetativo. Le piante iniziano a germogliare prima, alla fine dell’inverno, e in autunno mantengono più a lungo la vegetazione. Secondo Rinaldi, non è più raro arrivare a novembre con alberi ancora ricchi di foglie verdi, mentre in passato erano generalmente spogli.
Nel vivaio Ersaf di Curno sono in corso attività per individuare le piante capaci di affrontare meglio le nuove condizioni. Bruna Comini, dirigente della struttura Biodiversità e foreste di Ersaf Lombardia, riferisce che il lavoro viene svolto anche sul piano genetico con il Centro nazionale delle ricerche, analizzando il patrimonio dei boschi per individuare le caratteristiche associate alla resistenza alla siccità.
A Curno vengono coltivate piantine selezionate nel parco del Ticino, sopravvissute a periodi asciutti, con l’obiettivo di riprodurle e conservare una dotazione genetica più adatta al clima attuale. Tra le specie considerate ci sono quercia farnia, abete bianco, larice, faggio e abete rosso. Dai soggetti selezionati viene prelevato il seme per sfruttare la variabilità genetica e avviare quella che viene definita migrazione assistita, cioè lo spostamento di semi o piantine verso aree dove possano avere maggiori possibilità di resistere.
Le difficoltà osservate negli alberi spingono infine a ripensare la gestione degli spazi urbani. La crescente impermeabilizzazione del suolo ostacola lo smaltimento dell’acqua e contribuisce all’impoverimento delle falde. Per Rinaldi, una delle risposte passa dalla necessità di riportare più elementi naturali all’interno di città e paesi.