Proseguono i rilievi all’interno del Crystal Bar di via Borgo Santa Caterina, dove alcuni operai impegnati nei lavori di ristrutturazione hanno trovato resti umani murati e immersi nel terriccio. La scoperta è avvenuta il 24 agosto, all’interno del locale al civico 20, chiuso dopo il ritrovamento di alcune ossa e di un teschio decomposto, apparentemente datato.
Nella mattinata di martedì 25 agosto sono tornati al lavoro gli esperti dell’Università degli Studi di Milano, tra cui le professioniste del Labanof, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense diretto dalla medico legale e antropologa Cristina Cattaneo. Il team ha esaminato con attenzione la parte più profonda del perimetro del locale, alla ricerca di altri elementi utili a chiarire la provenienza dei reperti.
Gli accertamenti scientifici
Nei prossimi giorni le ossa saranno trasferite nei laboratori milanesi per essere sottoposte ad analisi più approfondite. Uno dei primi obiettivi sarà stabilire con maggiore precisione il periodo a cui risalgono i resti, un passaggio che potrebbe rivelarsi complesso considerando le condizioni dei materiali e il contesto in cui sono stati rinvenuti.
Le verifiche, coordinate dal pm Emanuele Marchisio, hanno intanto escluso l’ipotesi che si tratti di un bambino. Secondo le prime valutazioni, i resti apparterrebbero quindi a una persona adulta. Gli accertamenti dovranno chiarire anche se si tratta di un’unica persona e fornire indicazioni utili per ricostruire l’origine della sepoltura.
La storia dell’immobile
Un altro filone riguarda la storia dell’edificio e delle attività che si sono succedute nel tempo. L’immobile risulta attualmente di proprietà di un bergamasco residente all’estero. I nuovi gestori, due giovani sudamericani, avevano deciso di avviare i lavori dopo la chiusura del locale nel mese di maggio. Il cantiere è ora fermo e il bar è nuovamente sottoposto a sequestro penale.
L’area è stata delimitata con fioriere e tavolini per tenere lontani i curiosi, mentre nel quartiere si sono moltiplicati interrogativi e ipotesi. Borgo Santa Caterina è una delle zone storiche della città e nel corso degli anni ha ospitato numerose attività, spesso con cambi di gestione e di destinazione. Ricostruire le vicende del locale non è quindi semplice nemmeno per i residenti più anziani.
Tra i ricordi raccolti nella zona c’è quello di un pensionato, secondo il quale negli anni Sessanta il locale avrebbe ospitato una cartoleria. Anche il parroco Gianni Carzaniga, 76 anni, nativo del borgo e appassionato di storia locale, ha richiamato il passato dell’area, ricordando che nel Settecento il sagrato della chiesa di Borgo Santa Caterina era utilizzato come luogo di sepoltura.
Al momento non è possibile stabilire perché i resti siano stati murati. Tra le ipotesi considerate dagli abitanti ci sono la volontà di nascondere qualcosa, una forma di venerazione o il desiderio di conservare il ricordo di una persona. Le prime supposizioni collocano i reperti almeno nel periodo compreso tra le due guerre, ma non è escluso che possano essere più antichi o successivi. Saranno quindi le analisi scientifiche e la ricostruzione della storia dell’immobile a fornire gli elementi necessari per chiarire il mistero.