Memoria nerazzurra

Facchetti, il ricordo di Prisco a vent’anni dalla morte

Luigi Maria ricostruisce il rapporto con l’ex capitano, respinge le accuse e guarda alla gestione attuale.

Facchetti, il ricordo di Prisco a vent’anni dalla morte

Giacinto Facchetti è morto il 4 settembre 2006, a 64 anni, per un tumore al pancreas. A vent’anni dalla scomparsa, Luigi Maria Prisco, figlio dello storico avvocato e vicepresidente dell’Inter Peppino Prisco, ne ripercorre la figura e il legame con il padre. Facchetti, soprannominato il Gigante di Treviglio, è ricordato come una delle bandiere più importanti della storia nerazzurra.

Da calciatore ha disputato 637 partite con l’Inter, vincendo due Coppe Intercontinentali, due Coppe dei Campioni e quattro Scudetti. Con la Nazionale ha conquistato il titolo europeo nel 1968. Dopo gli inizi nella Trevigliese, nel 1980 ha assunto anche l’incarico di vicepresidente dell’Atalanta, prima di diventare presidente dell’Inter.

Il rapporto con Peppino Prisco

Luigi Maria Prisco descrive Facchetti come un professionista serio e una persona corretta. Ricorda il rapporto con il padre e l’ammirazione nata già ai tempi della sua carriera da giocatore, quando Helenio Herrera lo impose alla dirigenza interista preferendolo a Castelletti della Fiorentina. All’inizio Facchetti fu contestato, ma riuscì a conquistare il posto e a imporsi in una rosa composta da appena 13-15 giocatori.

Secondo Prisco, la stessa serietà ha contraddistinto Facchetti anche nel ruolo dirigenziale. Il riferimento è alle accuse e alle insinuazioni rivoltegli quando era già morto, in particolare dopo la partita del 2003 terminata 4-1 e segnata, secondo l’intervistato, da due reti irregolari. Prisco sostiene che fosse legittimo contestare l’arbitraggio e chiedere di non rivedere più quel direttore di gara, ma respinge ogni ricostruzione che abbia messo in discussione l’integrità dell’ex capitano.

Calciopoli e il presente dell’Inter

Nel corso dell’intervista, Prisco commenta anche il rapporto tra calcio, arbitraggio e giustizia sportiva. A suo giudizio, l’introduzione del Var non avrebbe necessariamente evitato le vicende di Calciopoli, perché anche il sistema tecnologico dipende dalle decisioni degli arbitri. Quanto alle recenti polemiche sulle intercettazioni, osserva che non sarebbe emerso alcun invito a sollecitare favori.

Prisco afferma inoltre che tifo e orientamenti personali possono influenzare, almeno in partenza, il modo di pensare di giornalisti, avvocati e giudici. Si tratta di una valutazione personale dell’intervistato, inserita nel confronto sulle controversie che hanno coinvolto l’Inter e il mondo del calcio.

Guardando all’attualità, Luigi Maria Prisco ritiene che Facchetti e suo padre avrebbero apprezzato l’attuale dirigenza nerazzurra, soprattutto dopo l’arrivo di Beppe Marotta. Nella sua ricostruzione, prima di quella fase la gestione di Zhang sarebbe stata incerta, con scelte come gli ingaggi di Frank de Boer, Gabigol e João Mario. L’Inter, aggiunge, sarebbe oggi ben avviata verso il ritorno ai livelli della squadra degli anni Sessanta.

Il ricordo di Facchetti resta visibile anche a San Siro, dove le sue immagini compaiono accanto a quelle di Peppino Prisco. Per l’intervistato, l’ex difensore aveva assunto una dimensione quasi mitica: un uomo corretto in campo e nella vita, capace di incarnare valori condivisi dal popolo interista. La parentesi all’Atalanta, conclude, non avrebbe modificato la sua identità sportiva: nerazzurro era e nerazzurro è rimasto.