Sguardo storico

Palestina, il 1936 della rivolta nel film di Annemarie Jacir

Pellicola ambientata durante Mandato britannico intreccia vicende private, repressione imperiale e tensioni sociali

Palestina, il 1936 della rivolta nel film di Annemarie Jacir

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio, il nuovo film diretto da Annemarie Jacir, rilegge uno degli snodi centrali della storia palestinese attraverso la vicenda di Yusuf, giovane diviso tra la campagna e Gerusalemme. La pellicola, in sala dal 10 settembre, è ambientata nel 1936, durante il Mandato britannico in Palestina, quando i villaggi si sollevarono contro il dominio coloniale e la presenza sempre più numerosa di immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo europeo.

Yusuf, interpretato da Karim Daoud Anaya, vive nel villaggio di Al-Basma e lavora a Gerusalemme come autista del giornalista palestinese Amir Atef. La moglie di quest’ultimo, Khouloud, è a sua volta una giornalista nota per gli articoli di denuncia contro l’amministrazione britannica. Il protagonista si trova così tra due mondi: quello rurale, legato alla difesa della terra, e quello cittadino, più vicino agli ambienti intellettuali, al governo britannico e agli interessi commerciali collegati alla sua presenza.

Una società attraversata dalle tensioni

Attraverso le vicende di Yusuf e degli altri personaggi, il film ricostruisce le contraddizioni della società palestinese, il malcontento per l’espansione degli insediamenti e la repressione esercitata dalle autorità britanniche. La tensione sfocia nel conflitto nel 1937, dopo la notizia della proposta di spartizione del territorio tra ebrei e arabi. Sullo sfondo compaiono la Commissione Peel e la risposta dell’impero alla rivolta, insieme alle diverse posizioni presenti all’interno dell’amministrazione coloniale.

A rappresentare il potere britannico sono il capitano Wingate, descritto come una figura crudele, un funzionario idealista vicino alle istanze arabe e l’Alto Commissario Arthur Wauchope, interpretato da Jeremy Irons. Il film concentra inoltre l’attenzione sulle divisioni interne alla popolazione palestinese: da una parte un mondo del lavoro sempre più povero e costretto a una convivenza difficile, dall’altra un’élite composta da ricchi proprietari terrieri, impegnata in conflitti personali e interessi economici.

Memoria e presente

La regista Annemarie Jacir, da tempo impegnata a raccontare la vita palestinese tra passato e presente, costruisce un’opera che alterna ricostruzione storica e riflessione sull’attualità. Le riprese realizzate nei luoghi evocati dalla storia vengono accostate a immagini di repertorio a colori, con l’obiettivo di restituire la disperazione e la violenza di quegli anni e il modo in cui quelle ferite continuano a riecheggiare.

Il film non rinuncia a una lettura critica delle responsabilità britanniche, ma mostra anche gli errori e i personalismi dell’élite palestinese, incapace di cogliere pienamente la portata degli eventi. Alcuni passaggi risultano schematici o didattici e diverse contraddizioni restano solo accennate. Nonostante questi limiti, Palestina 36 propone una rilettura di una memoria rimossa e usa la storia per interrogare il conflitto israelo-palestinese contemporaneo.