È morto a Milano, colpito da un infarto, Giuseppe Di Matteo, originario di Seriate e protagonista di una lunga carriera criminale tra rapine in banca e assalti a obiettivi sensibili. Aveva 68 anni ed era ospite della comunità San Marco, dove aveva ottenuto la residenza due anni fa. La morte è avvenuta il 30 agosto, quando mancava circa un mese alla fine della condanna che stava scontando.
Di Matteo era detenuto dopo l’arresto del 2019, seguito all’ultima rapina compiuta durante un periodo di libertà vigilata. Aveva trascorso i primi anni della pena nel carcere milanese di Bollate, per la violazione delle prescrizioni e per il colpo messo a segno in una banca di Bergamo. Le immagini dell’assalto, con l’uomo in piedi sul bancone e il volto coperto da una mascherina, erano diventate tra le più note della sua storia criminale.
Dalle rapine in banca all’assalto di Brescia
Nato a Seriate nel 1958, Di Matteo aveva iniziato a commettere rapine tra gli anni Ottanta e Novanta. Il 10 marzo 1992 era rimasto coinvolto in una sparatoria mentre fuggiva dopo l’assalto alla filiale di Brivio della Banca popolare di Lecco. Con alcuni complici aveva portato via 126 milioni di lire, pari a circa 65 mila euro.
Nel 1999, mentre si trovava in libertà vigilata per la condanna legata ai fatti di Brivio, aveva tentato una rapina alla Deutsche Bank di Erbusco. Lui e il complice avevano raggiunto la filiale a bordo del furgone dell’impresa edile bergamasca in cui erano stati mandati a lavorare. Nell’aprile 2010 era stato arrestato dopo l’irruzione nella Banca Intesa di Chivasso, in provincia di Torino, compiuta con due complici di Curno e Alzano. I tre erano stati bloccati durante la fuga con 17 mila euro. Pochi giorni prima, Di Matteo aveva colpito anche la Cassa Rurale di Strembo, in Trentino, da dove era riuscito a fuggire dopo essere rimasto chiuso all’interno, passando da una finestra.
Il bottino nell’ufficio corpi di reato
Tra i colpi più rilevanti figura quello al tribunale di Brescia. Il 9 settembre 2003 Di Matteo e due complici, armati di due pistole vere e una finta, avevano costretto gli impiegati a consegnare le chiavi della stanza in cui erano custoditi i corpi di reato. Dall’ufficio erano stati sottratti tre chili e mezzo di cocaina, 1,6 chili di eroina, 3,6 chili di hashish, 400 pastiglie di ecstasy, due chili e mezzo di oro e preziosi e una mitraglietta giocattolo. Il valore complessivo del bottino era stato stimato in circa 300 mila euro. Per quella rapina era stato condannato nel 2004 a sei anni di carcere.
L’ultimo episodio risale al 16 ottobre 2019, quando Di Matteo aveva rapinato la Banca di Credito cooperativo dell’Oglio e Serio, nel centro di Bergamo. Le telecamere lo avevano ripreso con una mascherina antismog. Aveva intimato ai presenti di non muoversi e aveva scavalcato il bancone, senza mostrare armi. Il bottino era stato di 13.970 euro. Dopo quell’arresto erano arrivati gli ultimi anni tra carcere e comunità, fino alla morte, avvenuta a poca distanza dalla libertà.