L’Atalanta chiude il primo bilancio stagionale con risultati e prestazioni inferiori alle attese. Dopo sette gare ufficiali, cinque in Serie A e due in Conference, la squadra ha raccolto sei punti in campionato, un bottino giudicato persino superiore a quanto mostrato sul campo. Le prime cinque partite hanno evidenziato numerose difficoltà, ma le prove contro Cagliari e Juventus hanno offerto segnali di miglioramento sufficienti a suggerire prudenza prima di formulare giudizi definitivi.
Il gruppo allenato da Maurizio Sarri è ancora in fase di costruzione. Il passaggio da un sistema basato sulla marcatura a uomo al gioco a zona ha prodotto disattenzioni e difficoltà di adattamento in diversi reparti. L’Atalanta non ha ancora trovato un’identità riconoscibile e alcuni giocatori, in precedenza considerati punti fermi, faticano a interpretare i nuovi principi tattici.
Difesa fragile e nodo a centrocampo
Il reparto arretrato ha commesso errori decisivi, anche per l’assenza di un leader capace di guidarlo con continuità. In questo avvio, Marco Carnesecchi è stato il principale argine alle difficoltà, con prestazioni che hanno evitato conseguenze ancora più pesanti. Il portiere è indicato come uno dei protagonisti più affidabili della squadra, mentre il resto della fase difensiva deve ancora trovare automatismi e gerarchie.
Il nodo più evidente riguarda il centrocampo. Gaetano interpreta il ruolo di regista secondo le richieste di Sarri, ma non ha ancora dimostrato di essere pronto per sostenere il livello dell’Atalanta. Kessie, al contrario, appare un giocatore adatto alla squadra e destinato a diventare un riferimento del gruppo, ma non possiede le caratteristiche del regista richiesto dal tecnico. Il problema potrebbe accompagnare la formazione fino al mercato invernale, salvo un cambio di modulo o una soluzione tattica alternativa.
Gli spiragli dopo le ultime gare
Il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1, sperimentato nel finale della gara contro il Cagliari e per una parte della sfida con la Juventus, potrebbe consentire di schierare un giocatore offensivo in più. La soluzione risponderebbe anche alle difficoltà mostrate dall’Atalanta nel creare occasioni e nel raggiungere la porta avversaria, nonostante un organico numeroso e considerato ben assortito.
Contro il Cagliari si sono visti alcuni lampi di gioco, mentre contro la Juventus la squadra è rimasta in partita per 78 minuti. I bianconeri hanno meritato la vittoria, anche senza dominare la gara, ma sull’episodio del contatto tra Rowe e Kalulu resta il rigore non assegnato all’Atalanta, giudicato netto anche dal designatore Daniele Orsato. I progressi, pur limitati, hanno comunque ridotto le preoccupazioni emerse dopo le prime uscite.
Tra le attenuanti vengono ricordati il calendario legato ai Mondiali, gli infortuni, il ricambio generazionale e i tempi necessari per assimilare un nuovo modello di gioco. Bocciare già la scelta della società e del tecnico sarebbe quindi prematuro, anche perché il progetto è stato accompagnato da investimenti importanti e dall’obiettivo di confermarsi in Europa. La definizione di stagione di transizione, utilizzata da Sarri, dovrà però confrontarsi con le aspettative legate alla rosa e agli sforzi compiuti. Un quadro più attendibile potrà emergere dopo quattro mesi di lavoro e 16 partite, in prossimità della sosta di novembre.