È iniziata ad Aviatico la demolizione delle villette costruite sul crinale di Ganda dalla famiglia Noris. L’intervento arriva a circa quindici anni dall’avvio della vicenda giudiziaria e a dieci dalla prima sentenza che aveva ordinato l’abbattimento degli edifici. I lavori riguardano gli chalet realizzati nel 2011 da Felicita Merelli e dal figlio Roberto Noris su un’area collegata alla loro trattoria e alla loro azienda agricola.
Le costruzioni erano state autorizzate dall’ufficio tecnico comunale, ma il Wwf aveva segnalato che il terreno si trovava in una zona sottoposta a tutela per il suo valore naturalistico e paesaggistico. Secondo quanto emerso nel procedimento, il permesso edilizio si fondava sulla dichiarazione che quella sarebbe stata l’unica abitazione della famiglia, nonostante la disponibilità di un consistente patrimonio immobiliare. Per la vicenda sono stati condannati i proprietari, il progettista Carlo Vescovi e Michele Villarboito, oggi sindaco di Serina e all’epoca architetto e consulente tecnico del Comune.
Il lungo contenzioso
Dopo la condanna definitiva della Cassazione, la controversia è proseguita davanti al Tar, al Consiglio di Stato e alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il Consiglio di Stato aveva inizialmente bloccato la demolizione, ma il Tar aveva poi ribaltato quella decisione, rilevando che nel ricorso erano stati presentati documenti falsificati, gli stessi che avevano contribuito a ottenere l’autorizzazione edilizia. Nel maggio 2025 la Cedu ha respinto il ricorso, attribuendo rilievo alla violazione delle norme urbanistiche e all’omessa presentazione della documentazione completa sul patrimonio immobiliare esistente.
I proprietari avevano anche tentato di evitare l’abbattimento attraverso una sanatoria, proponendo il cambio di destinazione d’uso degli edifici da residenziale ad agricolo e la trasformazione delle villette in una fattoria didattica. La richiesta è stata respinta. La Procura generale della Corte d’Appello di Brescia, con la sostituta procuratrice generale Giulia Labia, aveva sospeso temporaneamente le operazioni in attesa della decisione europea.
Una volta concluso il contenzioso, ai Noris sono state prospettate due possibilità: lasciare che fosse il tribunale a eseguire la demolizione, sostenendone i costi, oppure procedere autonomamente. La famiglia avrebbe scelto la seconda soluzione, che potrebbe consentire di contenere la spesa e recuperare parte del materiale edilizio. Nei giorni scorsi sono stati quindi montati i ponteggi e sono cominciati i lavori.
Le reazioni sul territorio
Il sindaco di Aviatico, Mattia Carrara, ha riferito di non essere stato informato preventivamente dell’intervento e di aver appreso dell’avvio delle demolizioni attraverso alcune fotografie. Secondo il primo cittadino, una richiesta del tribunale potrebbe aver esentato i proprietari dall’avvisare il Comune nell’ambito di una procedura d’urgenza.
Carrara ha definito la vicenda una storia dagli effetti pesanti per tutte le parti coinvolte, tra tempi lunghi, spese e danni d’immagine per il paese. Il Comune ha ottenuto un risarcimento di 8 mila euro, a fronte dei 36 mila richiesti. Il sindaco ha inoltre chiesto ai proprietari di interrompere eventuali ulteriori iniziative di rivalsa.
Il Wwf aveva avviato l’azione nel 2010, dopo la segnalazione di un cacciatore che aveva denunciato la costruzione sul crinale attraversato dagli uccelli migratori. L’associazione, allora guidata da Mario Zamboni, si era costituita parte civile nel processo e aveva ottenuto un risarcimento. Zamboni ha ribadito che l’obiettivo è restituire l’area alla sua condizione originaria, con il ritorno del prato, ma ha espresso preoccupazione per i tempi necessari a completare l’intervento. L’avvocato dei Noris, Matteo Anzalone, assistito dalla collega Fedora Rota, ha scelto per ora di non rilasciare dichiarazioni in attesa di confrontarsi con i propri assistiti.