Patrimonio storico

Archeologi al lavoro sull’ex convento di Torre Boldone

Un’abside e una doppia muratura alimentano l’ipotesi di un sito romano, ma gli esperti chiedono verifiche stratigrafiche.

Archeologi al lavoro sull’ex convento di Torre Boldone

Fedeli al motto degli Umiliati, anche gli archeologi invitano alla prudenza. A Torre Boldone, però, cresce l’interesse per ciò che potrebbe emergere accanto a Cascina Santa Margherita, l’ex convento duecentesco dell’ordine religioso. Nel corpo sud del complesso, considerato finora la parte meno pregiata dell’edificio, è affiorata un’abside molto antica, elemento che ha alimentato l’ipotesi della presenza di resti riconducibili anche all’epoca romana.

L’area appartiene al Comune da circa quarant’anni. Nel tempo è stata utilizzata come officina meccanica e deposito, ma ora l’amministrazione vuole comprendere meglio la natura delle strutture nascoste sotto strati di terra e di successive trasformazioni. La situazione è seguita dagli assessori Cesare Carminati ed Enrico Artifoni, titolari rispettivamente delle deleghe ai Lavori pubblici e al Bilancio.

Nelle scorse settimane il sito è stato esaminato da Giovanni Rivaroli, archeologo piacentino già impegnato in interventi a Bergamo e in altri centri della provincia, tra cui il complesso di Sant’Agata, Villa d’Adda, Selvino e Verdello. Con lui, per gli aspetti di competenza della tutela, sta lavorando Stefania De Francesco della Soprintendenza. Il loro compito sarà chiarire l’origine e la funzione delle strutture emerse.

Le verifiche sull’abside

L’orientamento a nord del complesso, la pianta semicircolare e la presenza di una doppia muratura, con una parete esterna più spessa e una interna più sottile, mantengono aperte diverse possibilità sulla datazione. L’abside, definita molto antica, potrebbe appartenere a un edificio di epoca romana, ma al momento non esistono elementi sufficienti per confermare questa lettura.

Rivaroli ha sottolineato la necessità di una controprova stratigrafica. Le tradizioni orali locali riferiscono di strutture di servizio di età romana, indicazioni che gli studiosi intendono verificare senza assumerle come prova. L’osservazione visiva, ha spiegato l’archeologo, suggerirebbe anche una collocazione cronologica compresa tra l’VIII e il XIII secolo, mentre la struttura absidale non permette da sola di stabilire se l’edificio avesse una funzione religiosa.

Il progetto di recupero sarà trasmesso a breve alla Soprintendenza. Solo dopo l’esame della documentazione e gli eventuali approfondimenti sarà possibile definire con maggiore precisione la storia del complesso. L’area, secondo l’amministrazione, potrebbe avere anche un interesse turistico, considerata la vicinanza alla fermata della Teb, ma questa prospettiva resta legata agli esiti delle verifiche archeologiche.

Il finanziamento per il recupero

Intanto procede il recupero della parte nord dell’ex convento. Il Comune di Torre Boldone è stato ammesso al finanziamento da 2,5 milioni di euro previsto dal bando delle Medie opere, risultando in posizione 1403 sui 1475 progetti ammessi. Le risorse serviranno a riqualificare il complesso, risalente al Duecento, e a renderlo disponibile per attività dell’associazionismo locale, iniziative pubbliche e progetti capaci di produrre entrate per le casse comunali.

Dopo una prima fase, avviata in agosto, dedicata alle verifiche storiche e architettoniche, l’amministrazione è passata alla progettazione. I tempi sono stretti: in autunno è previsto un appuntamento aperto alla cittadinanza e i lavori dovranno essere affidati entro quella scadenza per evitare l’esclusione dal bando. Il completamento dell’intervento è fissato entro novembre 2027. Nel frattempo l’ex convento è stato liberato da erbacce e macerie, dopo decenni di abbandono.