Educare i giovani partendo dagli adulti è stato il filo conduttore del secondo appuntamento della rassegna Comunità in dialogo, promossa dalla Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico per celebrare i 35 anni di attività insieme a Intesa Sanpaolo. L’incontro si è svolto giovedì 24 settembre nella Sala Funi di viale Roma, nel centro di Bergamo.
La serata, dedicata al tema Passione educativa, passione per la comunità, ha riunito don Dario Acquaroli, direttore della Comunità don Lorenzo Milani di Sorisole, Francesca Galbiati, direttrice di Imiberg Bergamo, e Roberto Samaden, responsabile del settore giovanile dell’Atalanta. Il confronto è stato guidato da Alberto Ceresoli, direttore de L’Eco di Bergamo. In apertura sono intervenuti Armando Santus, presidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico, e Alfonso Tentori, direttore commerciale imprese della Direzione Lombardia Nord di Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
La responsabilità degli adulti
I relatori, pur provenendo da ambiti differenti – una comunità che accoglie giovani anche come alternativa al carcere e minori stranieri non accompagnati, una scuola e il vivaio di una società calcistica professionistica – hanno individuato un punto comune: per accompagnare le nuove generazioni è necessario prendersi cura innanzitutto degli adulti. Don Acquaroli ha sottolineato che molti adulti si sentono soli, non ascoltati e timorosi del giudizio, condizioni che possono rendere più difficile il loro compito educativo. Da qui la necessità di creare tempi e spazi di ascolto.
Samaden ha osservato che gli adulti devono essere i primi a formarsi e a interrogarsi sul proprio ruolo. Il primo compito, è emerso nel corso dell’incontro, consiste nel costruire una relazione attenta alla persona. Nel settore giovanile dell’Atalanta, ha spiegato, i ragazzi vengono considerati prima di tutto per ciò che sono, e solo dopo come atleti. Chiedere loro come stanno, oltre a occuparsi di tecnica e tattica, può diventare un passaggio decisivo.
Galbiati ha raccontato l’importanza di osservare gli studenti anche nei momenti informali, come l’arrivo mattutino nel cortile della scuola. Un adulto capace di guardare e ascoltare può cogliere segnali di difficoltà e offrire un riferimento. Secondo la direttrice di Imiberg, anche gli episodi di violenza tra coetanei o nei confronti degli insegnanti vanno letti considerando la storia dei ragazzi e la possibilità che non abbiano incontrato figure adulte capaci di riconoscerli e accompagnarli.
Tempo, relazioni e formazione
Un altro tema affrontato è stato quello del tempo trascorso davanti agli schermi e del divieto di utilizzare gli smartphone a scuola, introdotto per legge dallo scorso anno scolastico. Galbiati ha spiegato che il divieto, da solo, non è sufficiente: occorre proporre esperienze coinvolgenti, come un viaggio d’istruzione o un testo capace di suscitare interesse, offrendo ai ragazzi alternative concrete e significative.
Lo stesso principio è stato riferito all’attività sportiva. Per Samaden, un giovane è più motivato a entrare in campo quando sa di trovare un allenatore preparato e un’attività interessante. Per questo ha proposto di ampliare la formazione dei tecnici, oggi concentrata soprattutto sugli aspetti sportivi, includendo competenze educative e strumenti per valorizzare le caratteristiche di ciascun ragazzo. Nel confronto è stato ricordato anche il rischio di privilegiare la preparazione tecnica a scapito della capacità di ascolto.
Tra le proposte emerse figurano inoltre la possibilità di far vivere alle classi esperienze comuni per rafforzare il senso di comunità e una maggiore attenzione alla coerenza degli adulti. In chiusura, Santus ha ringraziato i partecipanti per la competenza e l’autenticità delle testimonianze, sottolineando il legame tra le parole pronunciate durante la serata e l’impegno quotidiano nei rispettivi ambiti.