Emergenza abitativa

A Bergamo aumentano gli sfratti mentre calano le case in affitto

I dati dell’Unione Inquilini: 360 esecuzioni nel 2025 e stanze singole a 504 euro mensili

A Bergamo aumentano gli sfratti mentre calano le case in affitto

L’aumento del turismo e la trasformazione di numerose abitazioni in bed & breakfast stanno riducendo l’offerta di alloggi destinati alla locazione stabile e aggravando la situazione per chi cerca casa. È quanto denuncia l’Unione Inquilini, che ha organizzato un presidio davanti alla Prefettura di Bergamo in occasione della Giornata internazionale sfratti zero.

Una delegazione del sindacato, guidata dal referente Giovanni Carenza, è stata ricevuta dal viceprefetto Domenico Marino. Al centro dell’incontro la crescita degli affitti brevi a uso turistico, come case vacanza e B&B, ritenuti più remunerativi dai proprietari rispetto ai contratti di lunga durata.

Stanze sempre più costose

Secondo i dati presentati dall’Unione Inquilini, a Bergamo i contratti di affitto per sole stanze sono quasi triplicati in sette anni: dai 796 del 2018 si è passati ai 2.134 del 2025, con un aumento del 168,1%. Anche i canoni sono cresciuti: per una stanza singola vengono richiesti in media 504 euro al mese, l’8,3% in più rispetto all’anno precedente.

Nel confronto tra le principali città italiane, il costo medio di una stanza a Bergamo è inferiore soltanto a quello registrato a Milano, Firenze, Roma e Bologna. Per il sindacato, l’espansione delle locazioni turistiche contribuisce a restringere ulteriormente gli spazi disponibili per chi ha bisogno di una sistemazione stabile.

Quasi uno sfratto eseguito ogni giorno

In questo contesto l’Unione Inquilini segnala una crescita degli sfratti eseguiti. Nel 2025, in provincia di Bergamo, sono state 360 le procedure portate a termine, 13 in più rispetto al 2024. Le decisioni dei giudici sono state invece 486, contro le 795 dell’anno precedente: il calo viene collegato all’esaurimento dell’arretrato accumulato durante il blocco degli sfratti introdotto nel periodo della pandemia.

In quattro casi su cinque, la causa è la morosità. Le altre procedure dipendono dalla scadenza del contratto, una situazione che, secondo il sindacato, si verifica spesso quando il proprietario intende destinare l’immobile a un’attività di bed & breakfast. Se l’alloggio non viene liberato, il proprietario può chiedere all’ufficiale giudiziario di procedere all’esecuzione.

La richiesta può essere presentata più volte per lo stesso inquilino: nel 2025 ne sono state registrate 1.842. L’intervento con la forza pubblica avviene soltanto nella fase conclusiva della procedura, quando l’ufficiale giudiziario si presenta per rendere effettivo il rilascio dell’abitazione. Lo scorso anno è accaduto in 360 casi.

La situazione più delicata riguarda le famiglie della cosiddetta zona grigia: non possiedono i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma non riescono a sostenere i canoni del mercato privato. L’Unione Inquilini chiede un Piano Casa nazionale, il recupero degli alloggi popolari sfitti e un aumento delle assegnazioni.

Per il sindacato, le difficoltà burocratiche e la carenza di interventi sul patrimonio pubblico non sono sufficienti a rispondere alla domanda. La preoccupazione riguarda soprattutto il momento successivo all’esecuzione: senza un’alternativa abitativa, molte famiglie rischiano di non trovare una nuova sistemazione e di finire in strada.