All’Accademia Carrara di Bergamo Michele Mari, Premio Strega 2026, ha presentato il suo ultimo romanzo, I convitati di pietra, in dialogo con Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci. L’incontro si è svolto nella sala dedicata a Baschenis, Carnovali e Fra Galgario e ha rappresentato la prima uscita pubblica della Fondazione Nuovo Principe, realtà che, secondo quanto spiegato dal presidente Luigi Ferrara, porterà iniziative culturali nello spazio multidisciplinare di Borgo Pignolo.
Il confronto è partito dal tema dell’intelligenza artificiale e dal caso del libro di Orélien, finito sotto accusa perché ritenuto prodotto dall’AI. Petrocchi ha riferito che il romanzo di Mari, sottoposto alla stessa piattaforma, è risultato al 100 per cento umano. Lo scrittore ha raccontato di avere un rapporto difficile con la tecnologia e di usare con fatica cellulari e computer. Ha inoltre espresso timori per l’emancipazione delle macchine pensanti, richiamando film come 2001: Odissea nello spazio e Terminator.
Una storia nata dopo la Maturità
Nel corso dell’incontro Mari ha parlato anche dei riferimenti letterari che hanno segnato il suo percorso, citando in particolare Gesualdo Bufalino e Gadda. Docente universitario di Letteratura italiana, ha spiegato di sentirsi collocato a valle di una tradizione che affonda le radici nei classici e nel vocabolario della Crusca. Secondo l’autore, quanto più un argomento è incandescente, tanto più la parola deve assumere una forma stilizzata, manieristica e barocca.
I convitati di pietra è un romanzo corale costruito attorno a una cena tra ex compagni di liceo, riuniti a un anno dall’esame di Maturità. Durante la serata il gruppo stabilisce un patto destinato a vincolare i partecipanti fino alla morte. Quello che nasce come un gioco si trasforma così in una sfida, una sorta di riffa mortale con cui i protagonisti cercano di dare un senso al vuoto percepito dopo la fine della scuola.
Mari ha definito quel passaggio un’esperienza di sgomento e ha riconosciuto nel libro una componente autobiografica. L’idea, ha raccontato, nasce da un ricordo rimasto sedimentato per 60 anni: una sera successiva alla Maturità, quando lui e alcuni compagni si ritrovarono in cerchio e decisero di fissare quel momento per non dimenticare chi erano stati. Da quella scena, rimasta come un fermo immagine, è maturata la riflessione sul tempo, sulla separazione e sulle strade diverse imboccate dagli amici.
Il futuro sullo schermo
I diritti del romanzo sono già stati venduti per un possibile adattamento cinematografico o televisivo. Mari ha precisato che non prenderà parte alla sceneggiatura né all’adattamento, spiegando di non considerare quello il suo mondo. Lo scrittore ha detto di aspettarsi una trasformazione profonda dell’opera, affidandosi alla formula liberamente ispirato a.
La serata si è chiusa con un omaggio a Gene Hackman, attore per il quale Mari ha dichiarato una devozione assoluta. L’autore ha parlato di un rapporto di attrazione e identificazione, collegando alcuni tratti dell’interprete alla figura del padre, Enzo Mari. Tra gli aspetti apprezzati ha indicato il carattere brusco e una dolcezza non esibita.