Quasi 459.100 chili di rifiuti sono ancora accatastati nell’area di via Lago Maggiore, a Chiuduno, nonostante la confisca e l’ordine di distruzione disposti al termine del procedimento. Il materiale si trova nel capannone della società Bonomelli, estranea ai reati contestati e costituitasi parte civile in quanto proprietaria dell’immobile affittato alla Sheltia Work Trade.
La vicenda nasce da un’indagine dei carabinieri forestali, coordinata dal pm Giancarlo Mancusi, avviata nel 2019 anche sulla base di sopralluoghi e campionamenti. Gianluca Battistella, 59 anni, di Desenzano del Garda, legale rappresentante della Sheltia Work Trade, e Claudio Rubagotti, 67 anni, di Azzano San Paolo, responsabile tecnico della società, erano accusati di avere accumulato rottami e altri rifiuti oltre i limiti autorizzati per quantità, tipologia e condizioni di sicurezza.
Il procedimento chiuso per prescrizione
I due imputati, assistiti dai rispettivi difensori, sono stati citati a giudizio nel 2021. La notifica è arrivata nel 2023 e la prima udienza si è tenuta il 10 gennaio 2024. Il 17 aprile dello stesso anno la giudice Donatella Nava ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, considerato che i reati ambientali contestati si prescrivono in cinque anni. Nella stessa sentenza è stata però disposta la confisca con distruzione dei rifiuti, aprendo il problema dell’esecuzione concreta del provvedimento.
Da quel momento la responsabilità dello smaltimento è stata oggetto di un lungo rimpallo tra gli uffici giudiziari e il Comune. I carabinieri forestali avevano prospettato alcune modalità operative, ma la giudice aveva dichiarato inammissibile la loro istanza, ritenendo che non spettasse a loro sollevare la questione. Il pm, a sua volta, ha sostenuto che in questo caso l’esecuzione non competesse alla procura. Nel novembre 2025 la sentenza è stata trasmessa al sindaco di Chiuduno, Piermauro Nembrini, perché valutasse l’adozione di un’ordinanza per la rimozione e lo smaltimento.
Il costo e il capannone inutilizzabile
Il Comune, che non era stato coinvolto nel processo, ha contestato la richiesta attraverso l’avvocato Alessandro Zonca, chiedendo che fosse la cancelleria del tribunale a occuparsi del materiale confiscato. La questione è arrivata in Cassazione e, nei giorni scorsi, la Suprema corte ha accolto la tesi del sindaco. Nembrini ha riferito che per l’operazione si stimava una spesa di circa 700 mila euro, aggiungendo che ora sarà necessario attendere le conseguenze del pronunciamento.
Nel frattempo il pm aveva interpellato il ministero della Giustizia per ottenere indicazioni su competenze e modalità operative. Da Roma è arrivata la risposta secondo cui la soluzione dei quesiti rientra nei compiti del capo dell’ufficio giudiziario. La società Bonomelli, intanto, sostiene di essere tornata in possesso del capannone ma di non poterlo utilizzare: l’autorizzazione ambientale è scaduta, il rinnovo è stato richiesto nei termini e la presenza dei rifiuti impedisce di documentare il rispetto delle norme antincendio e di predisporre il piano di ripristino.
La proprietà, rappresentata dagli avvocati Andrea Puccio e Francesca Tomasello, sottolinea di non avere responsabilità nella vicenda e denuncia danni che aumentano con il passare del tempo. Secondo i legali, la permanenza dei rifiuti costituisce inoltre un potenziale rischio per l’ambiente e per la collettività. La Sheltia Work Trade, infine, è in liquidazione giudiziale: anche un eventuale intervento diretto della proprietaria per sostenere i costi, con successiva richiesta di rimborso, sarebbe quindi particolarmente complesso e dovrebbe comunque essere autorizzato dall’autorità giudiziaria.