Senza stipendio da febbraio, i lavoratori del consorzio Officium denunciano una situazione ormai diventata insostenibile. Nelle loro parole compaiono famiglie e figli a carico, affitti e mutui non più sostenibili, debiti accumulati per affrontare le necessità quotidiane e, in un caso, anche uno sfratto. Alcuni dipendenti hanno lasciato il consorzio, mentre quelli rimasti continuano a lavorare nonostante l’assenza di retribuzione.
La vicenda si inserisce nel quadro dell’inchiesta giudiziaria che coinvolge Daniele Nembrini e le società attive nella formazione. Al centro ci sono il futuro di docenti e studenti, il subentro di un nuovo gestore in alcune realtà e l’incertezza sul percorso formativo degli allievi della Fondazione JobsAcademy. In questo contesto, i dipendenti di Officium rivendicano il ruolo svolto nella gestione delle attività amministrative e organizzative.
Il lavoro svolto senza retribuzione
Il consorzio si occupa di segreterie, contabilità, rendicontazione e sicurezza, compresi il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico del lavoro. I lavoratori sostengono che queste funzioni siano indispensabili per il regolare svolgimento delle lezioni e per la validità dei diplomi rilasciati dagli enti di formazione professionale e dalle Its Academy. Per questo, a loro giudizio, il servizio deve essere pagato perché è stato svolto e validato.
Secondo quanto riportato nella comunicazione inviata alla Regione Lombardia, docenti e altri fornitori sono stati retribuiti per consentire la conclusione dell’anno formativo e il conseguimento dei diplomi da parte degli studenti. Il consorzio, però, non avrebbe ancora ricevuto le risorse necessarie per saldare gli stipendi. I dipendenti affermano di aver continuato a lavorare sulla base di rassicurazioni secondo cui i finanziamenti sarebbero arrivati nel giro di poche settimane, ma l’attesa si è trasformata in mesi.
La richiesta alla Regione
La Pec è stata sottoscritta da 12 lavoratori e inviata all’amministrazione regionale all’inizio di ottobre. Nel documento viene chiesto di distinguere l’accertamento delle eventuali responsabilità legate al passato dalla posizione di chi, secondo i dipendenti, non avrebbe avuto alcuna colpa nella gestione delle vicende oggetto dell’inchiesta. Il credito nei confronti della Regione, sottolineano, fa capo alle fondazioni e non ai singoli lavoratori.
Le richieste erano due: la convocazione di un tavolo di crisi istituzionale operativo e lo sblocco dei flussi finanziari necessari al pagamento degli arretrati entro il 9 ottobre. La scadenza è trascorsa senza che, riferiscono i firmatari, sia arrivata una risposta. I lavoratori dichiarano di sentirsi abbandonati e parlano di una condizione di autentica disperazione. Contattata sulla vicenda, la Fondazione San Michele Arcangelo ha fatto sapere di riservarsi una eventuale replica.