Elia Mafessoni, 29 anni, è partito da Zanica insieme all’amico ed ex collega Steven Poma, 28 anni, per attraversare l’Italia a bordo di due biciclette pieghevoli. Il percorso, diviso in due tappe tra il 2025 e il 2026, li ha portati fino a Palermo dopo oltre duemila chilometri, tra notti in tenda, passaggi in spiaggia, riparazioni improvvisate e incontri lungo la strada.
L’avventura è cominciata nell’autunno del 2025, pochi giorni dopo che Elia aveva deciso di interrompere il lavoro da impiegato svolto per sei anni. I due amici hanno pedalato verso sud attraversando l’Emilia-Romagna e la Toscana, con soste a Bologna, Firenze e Montepulciano, fino ad arrivare a Roma nei primi giorni di novembre. Da lì, Elia ha proseguito da solo fino a Napoli, scegliendo di affrontare una parte del tragitto in autonomia.
Tra Appennini e notti all’aperto
Il passaggio attraverso gli Appennini è stato uno dei momenti più impegnativi: la salita e la discesa hanno richiesto due giorni e non sempre è stato possibile trovare un riparo organizzato. In un’occasione Elia ha dormito in una cappella, dopo aver trovato chiuso il rifugio previsto. Per lavarsi utilizzava una doccia portatile riempita alle fontane, arrivando anche a fare una doccia all’aperto con una temperatura di cinque gradi.
La maggior parte delle notti è trascorsa in tenda, ma lungo il percorso non sono mancate persone disposte a offrire ospitalità. Durante la tratta solitaria tra Roma e Napoli, Elia ha anche vissuto un incontro ravvicinato con alcuni cinghiali, arrivati vicino alla tenda mentre dormiva all’interno di un parco nazionale. L’esperienza, ha raccontato, gli ha fatto percepire con particolare intensità la presenza della natura.
Il secondo tratto è iniziato il 5 ottobre 2026, quando Elia e Steven si sono ritrovati a Napoli per ripartire insieme verso la Sicilia. Il percorso ha seguito soprattutto la costa, passando da Reggio Calabria e attraversando lo Stretto in traghetto fino a Messina. I due hanno poi proseguito lungo il litorale siciliano, con una tappa a Cefalù, fino all’arrivo a Palermo il 22 ottobre. In questa fase hanno dormito spesso sulle spiagge, senza utilizzare campeggi.
La bicicletta come incontro
L’attrezzatura era ridotta all’essenziale: sacco a pelo, bombola di gas, gavetta, strumenti per riparare le biciclette, una piccola tenda e pochi bagagli fissati ai portapacchi. Al termine del viaggio, durante le operazioni per imbarcare le bici sull’aereo diretto a Bergamo, quella di Elia ha raggiunto il peso di 40 chili. Forature e problemi tecnici non sono mancati, ma non sono stati questi gli aspetti rimasti più impressi al viaggiatore.
Per Elia, il valore principale dell’esperienza è stato negli incontri con le persone conosciute lungo il percorso. La Graziella, proprio perché considerata un mezzo insolito per una traversata così lunga, ha attirato la curiosità di molti e favorito conversazioni, aiuti e inviti a dormire in casa. Le prese in giro ricevute prima della partenza si sono trasformate in una motivazione ulteriore a completare l’impresa.
Durante il suo anno sabbatico, Elia ha affrontato anche un percorso solitario da Bergamo a Porto, in Portogallo, durato cinque settimane. Le esperienze avevano un obiettivo comune: allontanarsi dai ritmi abituali e recuperare tempo e libertà, rinunciando alla ricerca di velocità ed efficienza. Per questo la bicicletta pieghevole, lenta e poco adatta alle lunghe distanze, è diventata parte centrale della sfida.
Ora Elia pensa di riprendere il percorso da Porto verso l’Africa e ha acquistato un tandem per sperimentare una nuova modalità di viaggio. Resta la soddisfazione di aver attraversato l’Italia affidandosi alla strada, a un equipaggiamento minimo e alla disponibilità degli incontri, trasformando una scelta poco pratica in un modo per uscire dalla routine.