È stato rintracciato e sottoposto a fermo il presunto responsabile dell’aggressione avvenuta nella tarda serata di sabato 31 ottobre a Martinengo. Si tratta di un 26enne di nazionalità marocchina, irregolare sul territorio nazionale, accusato di tentato omicidio ai danni di un connazionale di 40 anni.
Il giovane è stato individuato dai carabinieri della stazione di Martinengo intorno alle 20 di domenica 1° novembre, dopo alcune ore di ricerche. I militari lo hanno trovato nell’area rurale compresa tra Martinengo e Ghisalba. Aveva ancora indosso gli abiti con tracce di sangue, ritenute riconducibili all’aggressione. Il fermo è stato eseguito al termine degli accertamenti iniziali svolti per ricostruire la dinamica dei fatti e identificare il responsabile.
L’aggressione in via Derusco
L’episodio risale alla sera di Halloween. Intorno alle 22.30, in via Derusco, nella zona nord del paese, il quarantenne sarebbe stato raggiunto in strada dal suo aggressore. Per cause ancora in corso di accertamento, l’uomo lo avrebbe colpito al torace con un’arma da taglio. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, i fendenti inferti sarebbero stati sette.
Il ferito è stato soccorso dal personale sanitario del 118 e trasportato in codice rosso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il quarantenne si trova tuttora ricoverato, ma non sarebbe in pericolo di vita. Le sue condizioni sono state valutate dopo il trasferimento nella struttura ospedaliera, mentre gli investigatori hanno proseguito gli accertamenti sull’aggressione.
Il fermo in attesa della convalida
Le indagini sono state avviate dai carabinieri e coordinate dalla Procura di Bergamo. Le ricerche si sono concentrate sul territorio tra Martinengo e Ghisalba fino al rintraccio del 26enne, che è stato quindi sottoposto a fermo con l’accusa di tentato omicidio. La presenza di tracce di sangue sugli indumenti è tra gli elementi acquisiti dagli investigatori nell’immediatezza dei fatti.
Al termine delle formalità di rito, il giovane è stato accompagnato nel carcere di via Gleno, a Bergamo, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il provvedimento dovrà ora essere esaminato dal giudice per le indagini preliminari nell’udienza di convalida del fermo. La ricostruzione definitiva della dinamica e delle cause dell’aggressione resta al vaglio della Procura.