Prezzi del gas

A Bergamo Marcegaglia: «L’Italia resterà un Paese industriale»

Al centro del confronto anche reti, competenze, regole e trasformazione digitale: De Bortoli richiama il caso dello stabilimento pugliese.

A Bergamo Marcegaglia: «L’Italia resterà un Paese industriale»

L’Italia resterà un Paese industriale, ma dovrà intervenire sui fattori che determinano la competitività delle imprese. È la posizione espressa da Emma Marcegaglia, presidente di Marcegaglia Holding, intervenuta al Festival dell’Impresa di Bergamo in dialogo con Ferruccio de Bortoli, editorialista ed ex direttore del Corriere della Sera.

Tra le priorità indicate da Marcegaglia figurano le infrastrutture, la formazione, la riduzione della burocrazia e l’integrazione delle nuove tecnologie nei processi manifatturieri, dalla robotica all’intelligenza artificiale. Un ruolo centrale, secondo la presidente del gruppo attivo nella trasformazione dell’acciaio, è però ricoperto dal costo dell’energia, che incide direttamente sulla capacità delle aziende di competere sui mercati.

Il divario sul costo del gas

Marcegaglia ha ricordato che prima dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina il gas costava circa 20 euro per megawattora. Prima della crisi legata a Hormuz, ha aggiunto, il prezzo era di 38 euro, mentre ora si aggira intorno ai 90 euro. Negli Stati Uniti, Paese produttore di gas, il costo indicato è invece di 9 dollari. In Italia, inoltre, circa il 50% del gas viene utilizzato come materia prima per la produzione di energia elettrica.

Per un’azienda siderurgica, ha spiegato la manager, il divario energetico può arrivare a valere fino a 100 euro per tonnellata. Tra le possibili risposte sono state indicate la diversificazione delle fonti e gli investimenti nelle rinnovabili. Per rendere concreti questi interventi, secondo Marcegaglia, il governo dovrebbe creare condizioni favorevoli per le imprese disponibili a investire. Nel mix energetico potrebbe rientrare anche il nucleare, considerato utile insieme alle rinnovabili e a una quota di gas.

Il nodo della politica industriale

Nel confronto è emersa anche la questione della permanenza dell’Italia tra le grandi economie manifatturiere. De Bortoli ha richiamato il caso dell’ex Ilva di Taranto, definendolo il risultato di una catena di errori e responsabilità attribuite alla magistratura, ai governi succedutisi nel tempo, agli enti locali e alle diverse gestioni dell’impianto.

Secondo l’editorialista, l’apertura al capitale straniero in un contesto caratterizzato da incertezza normativa e opposizione istituzionale può compromettere la fiducia degli investitori. De Bortoli ha escluso che la scelta debba essere tra salute e lavoro, sostenendo invece la possibilità di una crescita fondata sull’industria. Nel dialogo è stato affrontato anche il peso delle piccole e medie imprese nel sistema produttivo italiano e il pregiudizio politico verso la grande impresa, che a suo giudizio emergerebbe anche da alcune misure fiscali, come la flat tax, ritenute contrarie alla crescita dimensionale.