Disuguaglianze sociali

A Bergamo il Festival dell’Impresa apre il confronto sul lavoro

Fornero e Zanetti analizzano salari, produttività, giovani, Cina ed energia durante la giornata inaugurale.

A Bergamo il Festival dell’Impresa apre il confronto sul lavoro

Si è aperto a Bergamo il Festival dell’Impresa, con oltre 300 ospiti e 100 appuntamenti in programma. Al centro della giornata inaugurale sono stati il rapporto tra imprese e società, le difficoltà di accesso dei giovani al mercato occupazionale e le debolezze strutturali dell’economia italiana. Tra gli ospiti anche l’ex ministra del Lavoro del Governo Monti Elsa Fornero, intervenuta davanti a una platea composta in larga parte da studenti universitari.

Fornero ha descritto il diverso approccio ai colloqui professionali in Italia e all’estero. Secondo la sua esperienza, ai giovani italiani che chiedono prospettive di medio periodo viene spesso risposto con un ringraziamento, senza indicazioni concrete sul possibile percorso di crescita. In altri Paesi, invece, il colloquio può comprendere obiettivi e condizioni future, come un contratto migliore dopo un anno o la responsabilità di un piccolo gruppo di lavoro dopo due.

Il rapporto tra imprese e giovani

Per l’ex ministra, non si tratta soltanto di una questione di cortesia, ma di una relazione segnata dalla disuguaglianza, soprattutto nei confronti di chi ha investito anni nello studio. Una parte della responsabilità ricadrebbe anche sui responsabili delle risorse umane, chiamati a considerare i lavoratori come collaboratori e non soltanto come dipendenti. La difficoltà nel costruire aspettative condivise riguarda anche i giovani che lasciano territori economicamente forti come il Veneto e la Lombardia: il disagio percepito, ha osservato Fornero, diventa comunque un fatto economico quando è diffuso.

Il tema era stato introdotto dal direttore di Italypost Filiberto Zovico, che ha chiesto al presidente di Confindustria Bergamo, Matteo Zanetti, perché l’impresa sia ancora poco conosciuta e poco apprezzata. Zanetti ha ricondotto parte della diffidenza alla storia politica e sociale del Paese, sottolineando però che il modello fordista è superato e che il lavoro industriale contemporaneo si fonda sempre più sulla collaborazione. A suo giudizio, la fabbrica può contribuire a generare comunità.

Crescita, produttività e nuove tensioni

Zanetti ha distinto tra sviluppo, inteso come crescita produttiva, e progresso, collegato al miglioramento delle condizioni umane, sociali e culturali. Le imprese, ha sostenuto, sono necessarie per entrambi, perché un sistema competitivo capace di creare occupazione sostiene servizi, innovazione e benessere. Fornero ha invece messo in guardia dalle spiegazioni semplici, compreso il ricorso ai robot umanoidi come risposta automatica ai problemi del mercato. Tra le cause delle difficoltà ha indicato i salari bassi e la presenza di un tessuto formato da piccolissime imprese con produttività contenuta.

Nel corso dell’incontro sono stati richiamati anche i dati illustrati dal direttore dell’Ispi, Ferdinando Giugliano. Secondo quanto riferito, tra il 2019 e il 2026 il Pil pro capite italiano è cresciuto oltre le attese, sostenuto dal Pnrr e dalle imprese che hanno modificato i propri fornitori e aumentato le quote di mercato fuori dall’Unione europea. La crescita resta tuttavia esposta alla concorrenza della Cina, con l’export europeo verso Pechino in calo e le importazioni in aumento, comprese quelle del settore automobilistico.

Tra le principali preoccupazioni indicate dagli imprenditori ci sono infine il mercato cinese e il costo dell’energia. Rispondendo sul rapporto tra Elettricità Futura e Confindustria Energia, Zanetti ha descritto la situazione come una frattura all’interno della stessa famiglia associativa: da una parte aziende che registrano utili in crescita, dall’altra operatori che mettono in discussione la propria sopravvivenza. Il confronto, ha lasciato intendere, riflette il problema di chi sostiene la bolletta energetica e di chi invece ne beneficia.