Fisco e giustizia

Frode fiscale da 33 milioni: tutti assolti, ma il Fisco recupera le tasse

Dopo l'assoluzione, l'Agenzia delle Entrate pignora 1,3 milioni di euro per debiti tributari.

Frode fiscale da 33 milioni: tutti assolti, ma il Fisco recupera le tasse

Un’importante vicenda giudiziaria si conclude con un esito inaspettato. Dopo l’archiviazione per prescrizione di due posizioni, l’Agenzia delle Entrate ha pignorato 1.300.000 euro di tasse non pagate, recuperando somme sequestrate in precedenza. Il caso risale a dicembre 2018, quando l’indagine della Guardia di finanza portò all’arresto di Giuseppe D’Armento, 59enne di Cenate Sotto, accusato di aver orchestrato una frode fiscale da 33 milioni di euro attraverso cooperative del settore del facchinaggio.

Le cooperative coinvolte, alcune delle quali considerate mere cartiere, riuscivano a inserirsi anche in realtà significative come Montello e Kn, che all’epoca lavorava per Coca Cola in provincia di Verona. D’Armento, ritenuto il principale responsabile, fu posto agli arresti domiciliari per tre mesi, per poi essere assolto ad aprile 2024, con una sentenza definitiva.

Il recupero delle tasse non pagate

Il capitolo finale di questa vicenda riguarda Fabrizio Zagarella, 46enne di Milano, e Giulio Bonavoglia, 63enne di Treviolo, accusati di aver fatto da prestanome per alcune delle società coinvolte. Le loro posizioni furono archiviate per prescrizione, ma l’Agenzia delle Entrate ha agito per recuperare i debiti tributari. I sequestri iniziali ammontavano a 3.700.000 euro e coinvolgevano anche altri cinque indagati, tra cui D’Armento.

Quando il tribunale ha disposto la restituzione delle somme bloccate ai due indagati e alle cooperative a loro riferibili, il Nucleo di polizia economico-finanziaria ha verificato che le società avevano debiti erariali significativi. Così, nel momento in cui il milione e 200 mila euro è stato svincolato dal Fondo unico della Giustizia, è scattato il pignoramento per il recupero dei debiti fiscali accertati, portando a un ulteriore pignoramento di 100 mila euro.

Le accuse e le assoluzioni

D’Armento e gli altri indagati erano accusati di un sistema fraudolento di evasione fiscale e contributiva, che coinvolgeva circa 1.500 lavoratori. Le accuse includevano la falsificazione di moduli F24, la creazione di falsi crediti d’imposta e la distruzione di documentazione contabile. Difeso dall’avvocato Gianluca Quadri, D’Armento ha dimostrato che le società non erano di sua proprietà, risultando assolto per prescrizione in alcune contestazioni e per non aver commesso il fatto in altre.