Entra in vigore la nuova legge che restringe i limiti per la presenza dei Pfas nell’acqua potabile e quattro comuni bergamaschi si ritrovano fuori norma. La notizia è stata al centro dell’incontro tenutosi ieri tra Uniacque e le amministrazioni di Credaro, Brembate Sopra, Castelli Calepio e Cologno. La società che gestisce il servizio idrico sta predisponendo piani d’intervento d’urgenza che, nella migliore delle ipotesi, richiederanno diversi mesi. Le analisi sulla falda diranno se nel frattempo ci sarà la necessità di rifornire i residenti di acqua potabile con sacchetti e autobotti.
Ai bergamaschi con qualche anno sulle spalle potrà ricordare quello che accadde quarant’anni fa con l’atrazina che chiuse i rubinetti a 46 comuni. Questa volta, invece dell’erbicida, tocca ai Pfas, sigla che indica le sostanze perfluoroalchiliche, una famiglia di 10 mila molecole utilizzate come impermeabilizzanti in vari settori: dalle pentole antiaderenti agli imballaggi per alimenti, dagli indumenti idrorepellenti alle schiume antincendio. Molecole soprannominate «sostanze chimiche eterne» per la loro resistenza nel tempo.
Nuovi limiti e misure urgenti
Per questo è alta l’attenzione riguardo alla possibilità che si accumulino negli organismi, interferendo con la salute umana. Da qui la direttiva del 2020 dell’Unione europea che restringe le concentrazioni ammesse nell’acqua potabile. Direttiva recepita dal Governo italiano con il decreto legislativo 102 del 2025, entrato in vigore il 12 luglio. Ora il limite per i quattro Pfas per cui ci sono già evidenze scientifiche di pericolosità (Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs) scende a 20 nanogrammi per litro, mentre la quantità totale di tutti i Pfas non dovrà superare i 100 nanogrammi al litro.
Limiti che a gennaio, all’ultima analisi condotta da Uniacque, non venivano rispettati in quattro comuni. Per questo lunedì 13 luglio i vertici della società, guidati dal presidente Luca Serughetti, hanno incontrato i quattro sindaci, presente anche la direttrice sanitaria di Ats Nicoletta Castelli. Una riunione che ha messo sul tavolo l’intenzione di procedere con procedure d’urgenza per l’installazione di filtri nei pozzi interessati. Prima di tutto però dovranno essere eseguite nuove analisi per accertare le concentrazioni attuali, dati che poi l’Ats dovrà verificare con proprie analisi.
Reazioni dei sindaci
In caso gli sforamenti trovino conferma, arriverà il momento di decidere cosa fare con Ats, che non potrà che prendere atto della situazione chiedendo ai sindaci di limitare il consumo di acqua potabile. «La società – si legge in una nota di Uniacque – comunica che l’entrata in vigore dei nuovi limiti europei comporta per i gestori del servizio idrico la necessità di adeguare infrastrutture e sistemi di approvvigionamento a parametri particolarmente restrittivi». Bocche cucite anche tra i sindaci: «Sono stato informato oggi della situazione — si limita a dire Adriano Pagani di Castelli Calepio —, sono preoccupato ma non ho notizie da dare». Preoccupato anche il sindaco di Brembate Sopra Tiziano Ravasio, che però invita a evitare allarmismi. «La situazione è monitorata — chiarisce —. Ho chiesto ad Ats di tenerci informati appena le analisi saranno pronte. Nel mio Comune già a giugno Uniacque ha aperto un bando da 800 mila euro per installare sistemi di filtrazione e i lavori dovranno essere terminati entro dicembre, ho chiesto però di accelerare i tempi il più possibile». Un termine più lungo di qualche mese invece sarebbe l’ipotesi per gli interventi negli altri tre comuni, arrivando al massimo a marzo 2027.