La sentenza sul crac della Cavalleri Ottavio Spa, storica azienda edile, si conclude dopo sei anni di processo con due condanne significative. Vincenzo Musarra, ex presidente del Consiglio di amministrazione, è stato condannato a 5 anni di carcere, mentre Simone Arati, professionista milanese, ha ricevuto una pena di 3 anni e 6 mesi. Entrambi dovranno anche risarcire 10 milioni di euro al fallimento della società, che si è costituita parte civile.
La lettura della sentenza, che ha richiesto quasi cinque minuti, ha evidenziato la complessità del caso, con capi d’imputazione e reati riqualificati secondo la legge fallimentare. La Cavalleri, un tempo colosso dell’edilizia con centinaia di dipendenti, ha accumulato un debito di 71 milioni di euro, con un danno di 28 milioni per la tardiva richiesta di concordato.
Assoluzioni e reazioni
Assolti i revisori dei conti, Edoardo Rosati e Alberto Ramadori, i quali non hanno commesso il fatto secondo i giudici. Rosati, visibilmente commosso, ha dichiarato che il processo ha avuto un impatto significativo sulla sua carriera professionale. Le difese di Musarra e Arati hanno espresso delusione per le condanne e hanno annunciato l’intenzione di fare appello, sostenendo che le perizie presentate avrebbero escluso le loro responsabilità.
Il legale di Musarra, Giuseppe Scozzari, ha sottolineato che la condanna è stata inaspettata e ha definito Musarra un capro espiatorio. La Procura ha sostenuto che le due società, Lavori Generali Srl e Cavalleri Immobiliare Srl, create nel 2011, erano state utilizzate per trasferire i debiti della capogruppo. Musarra è stato anche condannato per aver alterato i bilanci, mentre è stato assolto dall’accusa di emissione di fatture per operazioni inesistenti.