Inchiesta finanziaria

Ankorig, il sequestro dopo il dissesto da 10 milioni

Contestati prelievi per oltre un milione, noleggi di auto sportive e trasferimenti verso società collegate

Ankorig, il sequestro dopo il dissesto da 10 milioni

Tre persone sono indagate nell’inchiesta della Guardia di finanza sulla gestione della Ankorig di Bagnatica, società attiva nella fabbricazione di strutture metalliche. Secondo la ricostruzione del curatore fallimentare Sergio Almici e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf, dall’azienda sarebbero stati drenati oltre 1,118 milioni di euro per finalità estranee all’attività produttiva. La vicenda è emersa dopo la liquidazione giudiziale della società, che nel novembre 2023 aveva visto i dipendenti protestare davanti ai cancelli contro i licenziamenti e il mancato pagamento degli stipendi.

Il noleggio delle Ferrari

Tra le spese contestate figurano quasi 173 mila euro utilizzati, tra il 2022 e il 2023, per il noleggio di due Ferrari Roma. Le auto sarebbero state utilizzate da Antonio Fortuna, 54 anni, originario di Taranto, e Andrea Rozzi, 52 anni, di Mariano Comense, entrambi residenti a Dubai. Pur non comparendo formalmente nelle compagini societarie, i due sono ritenuti dagli investigatori gli amministratori di fatto della Ankorig e della C Capital, società che aveva acquisito la maggioranza dell’azienda.

La gip Laura Garufi, su richiesta della pm Chiara Monzio Compagnoni, ha disposto nei confronti di Fortuna e Rozzi un sequestro preventivo da 5,6 milioni di euro. Il provvedimento riguarda denaro, beni e quote societarie, in parte già congelati. I due, assistiti dall’avvocato Nicolò Pelanda di Milano, hanno impugnato il sequestro davanti al tribunale del Riesame, che deve ancora fissare l’udienza. Il legale non ha anticipato la linea difensiva.

La cessione per un euro

La Ankorig era stata ceduta il 25 maggio 2022 per il 94,115% alla C Capital, dopo il passaggio della carica di amministratore da Valerio Zanaglio a Leonardo Passaghe. L’operazione era stata presentata come un possibile rilancio di un’impresa con circa 40 dipendenti, ricavi e senza insolvenze, ma bisognosa di nuovi investimenti. Il prezzo simbolico di un euro rientrava, secondo la ricostruzione, in un meccanismo di earn out: l’originario proprietario avrebbe potuto ottenere il 25% degli utili di una successiva cessione.

Pochi giorni dopo l’ingresso di C Capital, però, sarebbero iniziate le difficoltà economiche. Il curatore contesta ulteriori pagamenti alla società per consulenze di risanamento che non sarebbero state documentate e che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero trasferito risorse tra imprese riconducibili agli stessi soggetti. Passaghe, ritenuto il braccio operativo di Fortuna e Rozzi, si sarebbe dimesso dopo essersi accorto che alcuni pagamenti erano stati dirottati sui conti personali dei due. Nel decreto si riferisce inoltre che avrebbe ritirato le dimissioni dopo presunte minacce.

Oltre alle spese per le automobili, ai tre indagati viene contestato il drenaggio di altri 945.882 euro, nell’ambito dell’accusa di bancarotta. A Fortuna e Rozzi è contestato anche l’autoriciclaggio delle somme trasferite sui conti personali. La gip ha inoltre esaminato l’ipotesi di malversazione relativa a 2,2 milioni di euro ottenuti attraverso mutui assistiti da garanzia pubblica e destinati a investimenti della Stf Loterios, ma che sarebbero stati impiegati per acquistare quote della Tcmi Officine.

Dopo lo sfratto dal capannone, lo smontaggio dei macchinari, l’azzeramento della liquidità e la perdita degli ordini, la Ankorig avrebbe accumulato un passivo di 10 milioni di euro. Per i reati riferiti al 2022 e al 2023, la giudice ha respinto la richiesta di arresto per Fortuna e Rozzi, ritenendo non più attuale il pericolo di reiterazione.

Gli investigatori ipotizzano infine un meccanismo analogo ai danni di altre quattro imprese. Tra queste figura la Loterios, azienda storica con 139 dipendenti, le cui quote sarebbero state cedute alla Ibisco Investments Italia, ritenuta riconducibile ai due indagati. Per garantire la continuità aziendale e tutelare i lavoratori, è stato disposto anche il sequestro del 100% della Ibisco Investments Italia e della C Capital, con la nomina di un amministratore giudiziario.