Negozi storici

A Bergamo Landi Sport chiude dopo 55 anni

Il titolare attribuisce la scelta a viabilità, sicurezza, fisco e concorrenza dei poli commerciali.

A Bergamo Landi Sport chiude dopo 55 anni

Dopo 55 anni di attività, Landi Sport si prepara a chiudere. Lo storico punto vendita nel cuore di Bergamo, gestito dai fratelli Marco e Matteo Sartori, ha avviato la svendita, che proseguirà fino a gennaio. L’attività era nata nel 1932 con il nonno dei titolari, quando il negozio si chiamava Saiga, mentre l’insegna Landi Sport è stata adottata nel 1971.

La decisione, spiegano i titolari, è maturata dopo due anni difficili. A pesare in modo particolare è stata una giornata di settembre con un incasso complessivo di 80 euro. Con sette persone impiegate, secondo Matteo Sartori, non c’erano più le condizioni economiche per proseguire. Il 2022 era stato considerato un anno di ripartenza dopo le difficoltà legate alla pandemia, ma nel 2023 l’andamento delle vendite è tornato discontinuo.

Le difficoltà del centro

Tra le ragioni indicate dal titolare c’è la trasformazione della mobilità nel centro cittadino. Sartori contesta il passaggio dalla Ztl temporanea alla Ztl totale, insieme alla scomparsa dei parcheggi davanti al Comune e alle difficoltà per le operazioni di carico e scarico. A suo giudizio, raggiungere il centro è diventato più complicato per i clienti provenienti da fuori città, tra pochi posti auto, rischio di multe, traffico e una viabilità modificata anche dalla eBrt.

Il negozio è specializzato anche nel settore della subacquea e offre il servizio di ricarica delle bombole. Secondo Sartori, le richieste sarebbero passate da circa 10 ricariche al giorno a zero. La perdita, osserva, non riguarderebbe soltanto il singolo servizio, ma anche gli acquisti aggiuntivi dei clienti che si fermavano in attesa, come maschere e accessori.

Il titolare critica inoltre la concorrenza dei centri commerciali e una gestione del centro che, a suo avviso, non garantirebbe un flusso costante di persone. Eventi come lo Sbarazzo o il periodo natalizio, sostiene, non sarebbero sufficienti a sostenere le attività durante tutto l’anno. A questo si aggiungerebbero la crescita del costo della vita, la riduzione della capacità di spesa e una pressione fiscale indicata come vicina al 70 per cento.

Sicurezza e futuro dell’attività

Nel racconto di Sartori c’è anche il tema della sicurezza. Il commerciante riferisce di aver subito episodi di furto, compresa la presenza ripetuta della stessa persona dopo un arresto. In una circostanza, racconta, avrebbe allontanato una persona dal negozio usando spray al peperoncino e un’asta telescopica. La scarsa presenza di persone nelle strade, aggiunge, alimenterebbe nei clienti il timore di frequentare il centro e favorirebbe le destinazioni commerciali più facilmente raggiungibili.

I titolari affermano di aver segnalato le difficoltà alle associazioni di categoria e di essersi rivolti anche all’assessore al Commercio, senza però individuare soluzioni capaci di invertire la situazione. Per Sartori, la chiusura rappresenta la perdita di un’attività storica e di un presidio per la città. Il futuro professionale dei titolari resta ancora da definire, mentre la svendita segna l’ultima fase di una storia commerciale iniziata quasi un secolo fa.