El Allali Boutrousse, detto Botros, 29 anni, è ritenuto dagli investigatori il presunto capo di un gruppo coinvolto in una faida legata allo spaccio di droga e all’uso di armi da guerra. L’uomo è stato fermato a Vigevano insieme ad Ait Zahhaf Abdelmalek, 27 anni, nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri della Compagnia di Bergamo, coordinata dal pubblico ministero Antonio Mele.
L’operazione è scattata nella notte tra il 28 e il 29 agosto, in una casa di corte di corso Milano, con il supporto del Gis, il Gruppo di intervento speciale. Le granate stordenti hanno preceduto l’ingresso dei militari nell’abitazione. I due uomini sono accusati, a vario titolo, del tentato omicidio di E.R.M., 26 anni, marocchino, rimasto coinvolto nella sparatoria avvenuta alle piscine di Seriate, dove furono utilizzati un kalashnikov e una pistola mitragliatrice.
La faida per le aree dello spaccio
Secondo la ricostruzione investigativa, l’episodio di Seriate sarebbe soltanto uno dei diversi assalti maturati nell’ambito di una contesa per il controllo dei luoghi destinati allo spaccio. Il 15 giugno, nella zona industriale di San Paolo d’Argon, dodici uomini incappucciati sarebbero usciti da una boscaglia per salire su tre auto e allontanarsi rapidamente. L’obiettivo, secondo gli atti, sarebbe stato impadronirsi di un’area utilizzata per la vendita di stupefacenti.
Un altro episodio si sarebbe verificato ad Albano, a maggio, quando un commando composto da otto persone incappucciate avrebbe fatto irruzione durante una grigliata, sparando alcuni colpi di fucile in aria. Il 23 luglio, a Cividate, si sarebbe invece consumata un’ulteriore spedizione punitiva ai danni di un cittadino marocchino, successivamente arrestato per un omicidio avvenuto a Pontoglio, nel Bresciano. Gli investigatori stanno ancora verificando il ruolo dei diversi protagonisti e i collegamenti tra gli episodi.
Le armi nascoste nei boschi
Nel provvedimento con cui il gip Riccardo Moreschi ha confermato la custodia cautelare in carcere per Botros, Abdelmalek e altri due indagati, si fa riferimento a diversi delitti commessi negli ultimi anni in territorio lombardo e a un elevato allarme sociale. Le azioni sarebbero state organizzate dalla Bergamasca, mentre i covi erano a Vigevano e le armi venivano nascoste in aree boschive delle province di Milano e Novara.
La prima perquisizione nella casa di Vigevano, nella notte tra il 30 e il 31 luglio, non aveva consentito di bloccare i due principali indagati: Botros e Abdelmalek erano riusciti a fuggire a bordo di un’Audi A4. Nel secondo blitz, con il rinforzo delle squadre speciali, il tentativo di scappare dalla finestra è fallito. Botros avrebbe poi dichiarato di aver voluto soltanto spaventare il connazionale per un’aggressione subita, senza firmare il verbale dell’interrogatorio.
Le attività investigative hanno portato al sequestro di un fucile a pompa, munizioni e 80 mila euro tra Ozzero e Nerviano. In seguito, nelle campagne di Vittuone e Cisliano, i carabinieri hanno trovato un kalashnikov, un fucile d’assalto e 155 proiettili Remington. Altri due kalashnikov, un fucile e 108 proiettili sono stati recuperati a Oleggio Castello, nel Novarese, con l’impiego dei carabinieri Cacciatori Sicilia e dei cinofili di Casatenovo.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito gli spostamenti di Botros, accompagnato da un autista e monitorato anche durante viaggi privati. Dopo il primo blitz, il presunto capo avrebbe cambiato abitazione, trasferendosi sempre a Vigevano, in corso Milano. Il continuo via vai dei suoi collaboratori, impegnati ad acquistare angurie, avrebbe contribuito a confermare ai militari la presenza dell’uomo nel nuovo covo. Per il gip, il gruppo sarebbe stato capace di movimentare ingenti quantitativi di droga e di utilizzare le armi secondo una vera e propria politica militare, con una spiccata pericolosità sociale.