Con l’aumento delle giornate calde, laghi e fiumi diventano luoghi frequentati per cercare refrigerio, ma il bagno in acque naturali può nascondere rischi spesso sottovalutati. Tra le cause più frequenti degli incidenti figurano lo shock termico, il rapido e imprevedibile cambiamento dei fondali, le correnti e una valutazione errata delle proprie capacità di nuoto.
Uno degli episodi più recenti ha riguardato Rayan Jeirom Baylen, 21enne residente a Bergamo, annegato venerdì 14 agosto nel lago di Como durante una gita con la fidanzata. A inizio settimana, in un intervallo di appena tre ore, tra le 17 e le 20, sono state oltre 50 le richieste di intervento sui laghi Maggiore e di Como per persone in difficoltà mentre facevano il bagno.
Le indicazioni per chi entra in acqua
Carlo Gionne, allenatore capo Nuoto per Salvamento della Federazione Italiana Nuoto, docente regionale del settore tecnico della Fin e coordinatore della pianificazione per la sicurezza degli ambienti acquatici, invita innanzitutto a restare in acque basse se non si sa nuotare. La prudenza deve riguardare anche chi è abituato alle piscine: in acqua dolce il galleggiamento può risultare più difficile e la conformazione dei fondali può cambiare rapidamente.
Secondo il soccorritore, anche il momento del bagno va valutato in base alle condizioni personali. Dopo un pasto leggero, come pasta con pomodoro e basilico, non sarebbe necessario attendere le tradizionali tre ore per la digestione. Resta comunque essenziale considerare il proprio stato fisico, evitare comportamenti imprudenti e non entrare in acqua quando si avvertono malesseri o difficoltà.
Come aiutare una persona in difficoltà
Se qualcuno manifesta problemi mentre si trova in acqua, la prima raccomandazione è valutare le proprie condizioni psicofisiche prima di intervenire. Un tentativo di soccorso improvvisato può infatti esporre a rischi anche gravi. Quando possibile, è preferibile chiedere aiuto ad altre persone, soprattutto se più prestanti fisicamente o con una maggiore capacità di affrontare situazioni critiche.
Nel caso in cui si decida comunque di intervenire, tra il soccorritore e la persona in difficoltà deve essere interposto un oggetto a cui aggrapparsi, come un materassino o un salvagente. Paura, crampi e difficoltà di movimento possono spingere chi è in pericolo ad aggrapparsi direttamente a chi lo sta aiutando, mettendone a rischio l’incolumità. Una persona addestrata al salvataggio sa inoltre come comportarsi quando l’altra viene colta dal panico.
Particolare attenzione è necessaria per i bambini. Gionne raccomanda ai genitori di mantenerli sotto controllo costante e di non perderli mai di vista: i più piccoli, quando sono spaventati, potrebbero non riuscire a gridare o a chiedere aiuto. La sorveglianza diretta resta quindi fondamentale anche in presenza di altre persone o di dispositivi galleggianti.