Circa 4.500 persone hanno partecipato ai due cortei organizzati a Bergamo nella giornata del 31 ottobre, in occasione dello sciopero generale e delle mobilitazioni studentesche. Le manifestazioni, promosse da Unione sindacale di base, Opposizione studentesca d’alternativa, Unione degli studenti, Rifondazione comunista e Giovani comunisti, si sono svolte in forma pacifica, ma hanno provocato ripercussioni per alcune ore sulla viabilità del centro.
Le rivendicazioni hanno riguardato soprattutto la guerra, il caro vita, il diritto allo studio e alla casa, i salari e le politiche del governo. Tra gli slogan più ripetuti quello riportato sullo striscione di apertura del corteo serale: Noi la guerra non la paghiamo. Giù le armi, su i salari. Dal microfono i manifestanti hanno contestato l’aumento degli affitti e delle bollette, la stagnazione degli stipendi e il nuovo decreto sicurezza, chiedendo le dimissioni dell’esecutivo.
Il corteo verso la superstrada
La mobilitazione si è articolata in due momenti. Al mattino gli studenti si sono ritrovati nel piazzale della stazione e hanno raggiunto la Malpensata. Dopo circa quaranta minuti di confronto con la Questura, hanno ottenuto l’autorizzazione a proseguire fino alla Malpensata, nonostante in precedenza fosse stato indicato un presidio statico per evitare possibili infiltrazioni di facinorosi, come quelle registrate durante i disordini del 17 ottobre.
Nel pomeriggio, il corteo dell’Usb è partito da Porta Nuova con circa 4 mila partecipanti. Il percorso ha attraversato viale Papa Giovanni XXIII, via Paleocapa e via Paglia, fino all’imbocco della superstrada. L’accesso era presidiato dai mezzi blindati e, alla rotonda di via Spino, i manifestanti hanno effettuato il dietrofront, tornando verso Porta Nuova attraverso la Malpensata. È così fallito il tentativo di raggiungere l’autostrada, mentre la circolazione nel centro cittadino ha subito rallentamenti e deviazioni.
Controlli e simboli contro la guerra
Il dispositivo di sicurezza era stato pianificato dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, con il coinvolgimento di polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza e polizia locale. Secondo una nota della Questura, sono state controllate oltre 300 persone e tre sono state accompagnate negli uffici di polizia. Sono in corso gli accertamenti per definire le loro posizioni.
Durante il corteo del mattino, all’incrocio tra viale Papa Giovanni XXIII e via Paleocapa, è stato dato fuoco a un modellino di carrarmato in cartapesta, presentato come simbolo dell’opposizione alla guerra. La scena si è ripetuta anche nella manifestazione serale, accompagnata da slogan per la Palestina, critiche ai rapporti con Donald Trump e Benjamin Netanyahu e accuse rivolte alla premier Giorgia Meloni, al vicepremier Matteo Salvini e ai ministri Guido Crosetto e Giuseppe Valditara.
A margine delle iniziative, Alfredo Di Sirio ed Elisabetta Maffioletti, della segreteria provinciale di Sinistra Italiana, hanno chiesto al Comune di promuovere un confronto con gli studenti. L’appello ha richiamato le richieste di dignità del lavoro, diritto all’abitare, salario minimo garantito, aumento degli stipendi e fine dell’economia di guerra.