Tra musica e memoria

Laura Morante presenta a Bergamo le sue «Dieci storie pop»

L’attrice racconta il volume ambientato nella Roma degli anni Sessanta e ricorda Elsa Morante e Carmelo Bene.

Laura Morante presenta a Bergamo le sue «Dieci storie pop»

Laura Morante è stata ospite del salone Furietti della Biblioteca Mai di Bergamo per presentare «Dieci storie pop», il suo secondo libro pubblicato da La nave di Teseo. A dialogare con lei è stato Nicola Ricciardi, direttore artistico del Nuovo Principe. L’incontro ha offerto l’occasione per parlare del volume, della scrittura e dei ricordi legati alla formazione dell’attrice.

Il libro è composto da dieci storie ambientate nella Roma degli anni Sessanta, in particolare nel quartiere di Centocelle. I protagonisti sono ragazzi che si affacciano alla vita, uniti da un filo conduttore: le emozioni suscitate dalle canzoni di quel periodo. Per Morante, la musica leggera ha un ruolo importante perché, come la madeleine di Proust, può far riaffiorare ricordi e sensazioni.

Scrittura, lettura e immaginazione

Durante la conversazione, l’autrice ha spiegato il rapporto con i suoi personaggi e con la narrativa. «Assumere punti di vista diversi è un mio vizio da sempre», ha raccontato, ricordando di avere osservato fin da ragazza le persone e le loro vite, anche senza conoscerle. I personaggi, ha aggiunto, sono come fantasmi che attraversano e possiedono chi scrive.

Morante ha anche sottolineato la distanza tra letteratura e cinema. La lettura, secondo l’attrice, lascia maggiore spazio all’immaginazione, mentre il cinema ne offre meno. Nel corso dell’incontro ha inoltre preso le distanze dagli scrittori autoreferenziali, sostenendo che al lettore debba essere lasciato un ruolo attivo nell’esperienza letteraria.

I ricordi di Elsa Morante e Carmelo Bene

Una parte del dialogo ha riguardato la famiglia e alcune figure incontrate nel corso della carriera. Laura Morante ha ricordato la zia Elsa Morante, che da ragazzina le incuteva timore. Ha riferito anche un giudizio ricevuto da Alberto Moravia, secondo il quale la scrittrice era bella, intelligente e dotata di talento, ma anche cattiva.

Tra i ricordi professionali è emerso quello di Carmelo Bene, incontrato agli inizi della carriera teatrale e cinematografica. Morante lo ha descritto come una persona difficile da vivere, capace di imporre ritmi di lavoro pesanti e di trasformare le prove in un’esperienza complessa. Allo stesso tempo, lo ha ricordato come un artista privo di invidia e interessato al talento degli altri.

La scelta degli anni Sessanta come ambientazione del libro nasce dal rilievo che quel periodo ha avuto nella storia italiana. Morante ha spiegato di raccontare un Paese malato, capace di ostentare felicità e ricchezza e di apparire diverso anche attraverso la musica leggera. Il libro, ha precisato, non è costruito sulla nostalgia per quell’epoca, ma sulle illusioni vissute in quegli anni.