L’Ecce Homo di Antonello da Messina, acquistato dallo Stato italiano per 14,9 milioni di dollari dopo un’asta da Sotheby’s, è stato trasferito dal Museo nazionale d’Abruzzo dell’Aquila alla Fiera di Rimini, dove resterà esposto al Meeting di Comunione e Liberazione fino a mercoledì. La scelta ha suscitato perplessità tra alcuni critici, soprattutto per le esigenze di tutela legate allo spostamento di un’opera di tale rilievo.
Remo Morzenti Pellegrini, docente di diritto amministrativo ed ex rettore dell’Università degli Studi di Bergamo, vicepresidente del Comitato tecnico-scientifico per i musei e la valorizzazione, considera tuttavia positiva la decisione del ministero della Cultura. «L’opera rischiava di restare all’estero, con l’acquisizione è tornata in Italia e questo è motivo di orgoglio per il nostro Paese», osserva. La condizione, aggiunge, è che la divulgazione avvenga in massima sicurezza e con il supporto di esperti capaci di illustrarne il valore al pubblico.
Il ruolo nel comitato ministeriale
Morzenti Pellegrini, 57 anni e originario di Clusone, è entrato nella commissione su indicazione del Consiglio universitario nazionale. Il comitato affianca il ministero nell’analisi dei programmi di intervento e delle strategie per la valorizzazione dei luoghi della cultura, dai progetti di ristrutturazione e ampliamento dei musei alle attività di indirizzo rivolte a direttori e sovrintendenti.
Tra i compiti rientra anche la valutazione della cosiddetta garanzia di Stato, una forma di copertura pubblica per le opere concesse in prestito in occasione di mostre ed eventi. Il comitato esamina il valore culturale e scientifico delle iniziative e, sulla base di questi elementi, contribuisce a decidere se autorizzare il trasferimento dei dipinti o dei manufatti.
Un altro ambito riguarda l’acquisizione di opere d’arte presentate in asta, insieme al Comitato tecnico-scientifico per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio. Lo Stato può esercitare il diritto di prelazione. Tra gli esempi citati dal professore c’è il ritratto di Maffeo Barberini, attribuito a Caravaggio e acquistato nel marzo scorso per 30 milioni di euro. Il dipinto, una delle poche opere autografe dell’artista, è destinato a completare il percorso della Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Barberini.
La proposta per Bergamo
Nel bilancio dei nove anni alla guida di UniBg, Morzenti Pellegrini richiama il rapporto costruito dall’ateneo con le istituzioni museali e la scelta di ospitare opere d’arte nelle sedi universitarie. Secondo l’ex rettore, il legame tra cultura, arte ed educazione può contribuire a rendere le nuove generazioni più consapevoli del valore del patrimonio.
Il ragionamento si estende ai principali interventi culturali del territorio: dal chiostro minore di Sant’Agostino all’acquisto di Palazzo Bassi Rathgeb, fino ai lavori per la nuova Gamec e al futuro campus della Montelungo. Una volta completati questi spazi, sostiene, la sfida sarà definire modalità efficaci per valorizzarli, rafforzandone la funzione espositiva ma anche quella di ricerca e studio.
Da qui l’idea di una governance comune per musei e fondazioni, senza comprimere l’autonomia delle singole istituzioni. La struttura, nelle intenzioni, dovrebbe favorire progetti condivisi, l’integrazione tra pubblico e privato, la partecipazione a bandi nazionali e internazionali e una raccolta più semplice delle risorse. L’esperienza della Capitale della Cultura, secondo Morzenti Pellegrini, avrebbe mostrato l’utilità di un coordinamento stabile. L’obiettivo indicato è rafforzare la percezione di Bergamo e del suo territorio come luoghi di richiamo per l’offerta culturale.