Gigi Lentini ripercorre la stagione che lo riportò all’Atalanta, scelta trent’anni fa per rilanciarsi dopo il grave incidente stradale del 2 agosto 1993. In quell’occasione l’ex calciatore rimase due giorni in coma e dovette affrontare un lungo percorso di recupero, con l’obiettivo di tornare ai livelli mostrati con Torino, Milan e Nazionale.
Prima dell’incidente, Lentini aveva conquistato tre scudetti, una Champions League, tre Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e una medaglia di bronzo agli Europei Under 21. Quando arrivò a Bergamo, però, la priorità era riconquistare continuità e fiducia. La chiamata decisiva fu quella di Emiliano Mondonico, allenatore con cui aveva già lavorato e con il quale aveva mantenuto un rapporto positivo.
La scelta di Bergamo
«Mi chiamò chiedendomi se avevo ancora voglia di mettermi in gioco», racconta Lentini, spiegando di aver accettato volentieri la proposta. L’esperienza all’Atalanta non comportò nemmeno un trasferimento: l’ex giocatore continuò a vivere nella stessa casa e raggiungeva Zingonia in meno tempo rispetto a Milanello.
Il rapporto con Mondonico era caratterizzato da un confronto diretto, anche acceso. Lentini ricorda che l’allenatore sapeva comprendere l’aspetto psicologico dei suoi giocatori e accettava che tra loro ci fossero discussioni, senza però lasciare strascichi. Il principale motivo di contrasto erano i ritiri, poco graditi all’ex esterno, oltre alle indicazioni tattiche ricevute durante le partite. Dopo le liti, racconta, arrivavano comunque gli abbracci.
Il rilancio e la Nazionale
Con l’Atalanta Lentini disputò un’annata di buon livello e riuscì a ottenere nuovamente la convocazione in Nazionale. È questo il risultato che considera più importante dell’esperienza bergamasca, perché gli permise di dimostrare di poter ancora competere dopo le difficoltà fisiche e sportive seguite all’incidente.
Nell’intervista l’ex calciatore riflette anche sull’evoluzione dell’Atalanta. Quando vestiva la maglia nerazzurra, la squadra lottava soprattutto per evitare la retrocessione; oggi, dopo le stagioni in Champions League e la lotta per lo scudetto, le aspettative del pubblico sono cambiate. Secondo Lentini, il tifoso resta legato al club, ma non accetterebbe con la stessa facilità un ritorno a obiettivi più modesti.
Lentini commenta infine il nuovo corso tecnico affidato a Maurizio Sarri. A suo giudizio, moduli e metodi di allenamento differenti richiedono tempo per essere assimilati, anche se nel calcio attuale la pazienza tende a ridursi. L’ex giocatore considera comunque Sarri l’allenatore adatto per aprire un nuovo ciclo a Bergamo.