Il progetto per la nuova sede della Crs nella storica ex fabbrica Reggiani a Bergamo si avvale della collaborazione dell’architetto giapponese Tadao Ando. A rivelare i dettagli è Stefano Civettini, che racconta come la rete di contatti, unita a un aiuto inaspettato, abbia reso possibile questo incontro. «Sarà un edificio che raccorderà tutti gli altri fabbricati, un punto di connessione, il cuore pulsante che integrerà le diverse funzioni aziendali», afferma.
Il progetto, i cui primi disegni, realizzati a mano, sembrano un disco volante, mira a trasformare l’area in un centro innovativo. Civettini spiega che a differenza di grandi studi come quello di Renzo Piano, lo studio di Ando, con circa cinquanta dipendenti, è molto selettivo nella scelta dei progetti, accettando solo quelli che suscitano un vero interesse.
Il ruolo di Giacomo Agostini
La realizzazione di questo progetto ambizioso ha richiesto sei mesi di tentativi e contatti, inclusa una richiesta iniziale di aiuto all’ambasciata messicana, che però non ha avuto esito. La vera svolta è giunta grazie a Giacomo Agostini, noto pluricampione del mondo di motociclismo. Andrea, il figlio trentenne di Civettini, ha chiesto a Agostini di fornire un contatto in Giappone, sfruttando le sue conoscenze motociclistiche.
Agostini ha suggerito di contattare Dante Benini, storico collaboratore di Ando, per il progetto del Teatro Armani a Milano. Dopo aver inviato un video dell’ex Reggiani a Tokyo alle sei del pomeriggio, l’architetto ha impiegato una notte per decidere, rispondendo affermativamente il giorno successivo.
Attesa per le approvazioni finali
Per garantire l’obiettività nella scelta dell’architetto, Civettini sottolinea l’importanza di avere un professionista super partes, considerato che collaborano con circa cento studi di progettazione in Italia. Secondo Civettini, dare l’incarico a uno di questi avrebbe creato malumori. Il concept architettonico si basa su tre elementi distintivi dell’attività di Crs: la materia, rappresentata dal cemento, l’acqua, simbolo degli impianti idraulici, e la luce, metafora degli impianti elettrici e dell’energia.
Il progetto è attualmente in fase avanzata, con continui confronti tra Civettini jr. e Ando. Civettini conclude dichiarando che «l’idea rappresenta una sintesi perfetta tra la nostra operatività pratica e la visione architettonica» e si mostra impaziente di rendere pubblico il progetto.