Un incontro all’Accademia Carrara di Bergamo ha illustrato i risultati di sette interventi di recupero condotti su opere poco conosciute del patrimonio della pinacoteca. Al centro dell’iniziativa c’è stato il lavoro dei restauratori, impegnati non solo sui dipinti esposti, ma anche sui manufatti conservati nei depositi e non immediatamente visibili al pubblico.
Il dipinto di Bartolomeo Montagna
Tra gli interventi presentati, quello sul San Girolamo di Bartolomeo Montagna ha permesso di restituire leggibilità a dettagli del paesaggio e del piccolo bestiario raffigurato intorno al santo. L’opera, esposta a Bergamo per la prima volta nel 1799 sotto il porticato di Palazzo della Ragione in occasione della festa di Sant’Alessandro, era coperta da una patina di vernice pigmentata e ossidata.
Le indagini spettrografiche preliminari avevano evidenziato come quella stratificazione impedisse persino la penetrazione dei raggi ultravioletti. Il restauro condotto da Barbara Ferriani ha consentito di leggere nuovamente le tonalità del cielo e delle chiome degli alberi, facendo emergere pigmenti come l’acetato di rame, il giallo di piombo e l’azzurrite miscelata con la lacca.
Dalla terracotta al calco in gesso
Durante l’incontro, Maria Gargano del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale ha raccontato il lavoro sulla Madonna della Rosa, una terracotta del Quattrocento fiorentino attribuita alla bottega di Donatello. L’opera è arrivata ai nostri giorni in condizioni difficili, ma l’analisi centimetro per centimetro ha rivelato particolari rimasti nascosti, tra cui un sottilissimo filo d’oro nel velo che incornicia il volto della Vergine e la stella sulla sua spalla.
Un altro intervento ha riguardato il calco in gesso di Giovanni Franchi intitolato Pilastro del pulpito del Duomo di Pisa di Giovanni Pisano. Restaurato da Valeria Galizzi, il manufatto è composto da più blocchi e giunse all’Accademia Carrara dai depositi del Vaticano nel 1965, grazie alla donazione del cardinale Gustavo Testa e di Papa Giovanni XXIII.
In questo caso il restauro ha interessato rotture, depositi, abrasioni e vecchi incollaggi. È stata inoltre rimossa una patina violacea, insieme alle tracce lasciate da chi aveva studiato sull’opera. L’intervento ha così permesso di recuperare la materia e la storia del calco, senza cancellare i segni del tempo.
La direttrice Maria Luisa Pacelli ha sottolineato che la tutela riguarda tanto le opere esposte, mantenute nelle migliori condizioni conservative, quanto quelle che restano nei depositi. Il percorso presentato dalla pinacoteca ha mostrato come la conservazione richieda competenze tecniche, risorse e una cura costante, con l’obiettivo di garantire alle opere la possibilità di continuare a essere studiate e valorizzate.