La Corte d’Assise presieduta da Patrizia Ingrascì ha respinto la richiesta dei difensori di Massimo Bossetti di effettuare nuovi accertamenti sui reperti dell’indagine sull’omicidio di Yara Gambirasio. Il provvedimento è arrivato al termine dell’udienza del 5 ottobre, durante la quale il pubblico ministero Letizia Ruggeri e gli avvocati della famiglia della vittima si sono opposti alle istanze della difesa.
Bossetti, condannato all’ergastolo in via definitiva nel 2018, ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere di Bollate. I suoi legali, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, avevano chiesto nuove analisi sui reperti e l’accesso a ulteriore documentazione relativa agli accertamenti eseguiti dal Ris. L’obiettivo dichiarato era verificare gli elementi utili a un’eventuale richiesta di revisione del processo.
Il nodo della traccia 31G20
La difesa ha concentrato le proprie contestazioni sulla traccia 31G20, individuata sugli slip di Yara e considerata il campione principale dal quale fu estratto il profilo genetico attribuito a Ignoto 1, poi identificato con Bossetti. Secondo i consulenti della difesa, l’analisi eseguita alle 9.17 del 3 maggio 2011 non sarebbe compatibile con una fotografia del tassello scattata alle 10.59, poiché l’operazione avrebbe distrutto il tessuto sottoposto all’esame.
In aula è stata prospettata anche l’ipotesi che la differenza negli orari fosse dovuta alla taratura della macchina fotografica. Per la pubblica accusa e per i legali della famiglia Gambirasio, tuttavia, il campione contestato rappresenta soltanto uno dei diversi elementi disponibili. La Corte ha ritenuto che la documentazione richiesta non fosse necessaria perché il profilo genetico di Bossetti è emerso in più punti degli indumenti della vittima.
La posizione della Corte
La difesa aveva inoltre chiesto di utilizzare tecniche più recenti per cercare eventuali tracce latenti o materiale biologico sulla felpa e sul giubbino di Yara. Gli esami del Ris avevano dato esito negativo, mentre il consulente Marzio Capra ne aveva indicati come positivi cinque. Per i giudici, però, anche l’eventuale individuazione di ulteriori profili genetici non sarebbe decisiva e non modificherebbe il quadro complessivo alla base della condanna.
Al termine dell’udienza, Salvagni ha annunciato l’intenzione di impugnare nuovamente la decisione: sarà presentato un nono ricorso, dopo gli otto già proposti. Gli avvocati Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo, che assistono i genitori di Yara, Fulvio Gambirasio e Maura Panarese, hanno invece dichiarato di voler evitare una nuova vicenda mediatica analoga al caso Garlasco.
Yara fu uccisa a Brembate di Sopra il 26 novembre 2020, quando aveva 13 anni. I suoi genitori hanno mantenuto negli anni un profilo riservato e, attraverso l’associazione La passione di Yara, hanno continuato a sostenere attività sportive e musicali rivolte a bambini e ragazzi.