Inchiesta giudiziaria

Riesame, la difesa chiede la revoca dei domiciliari per Carminati

L’udienza riguarda la posizione della 56enne di Cenate Sopra: depositati anche atti su una denuncia contro Luca Baravalle

Riesame, la difesa chiede la revoca dei domiciliari per Carminati

È fissata per martedì 6 ottobre l’udienza davanti al Tribunale del Riesame chiamato a valutare la misura cautelare nei confronti di Luisa Carminati, 56 anni, residente a Cenate Sopra. Gli avvocati Barbara Bruni e Marco De Cobelli hanno depositato gli atti con cui chiedono la revoca degli arresti domiciliari disposti nei suoi confronti. La difesa, per il momento, non ha presentato un’istanza analoga per il marito Daniele Nembrini.

Il Riesame dovrà pronunciarsi esclusivamente sulla legittimità e sull’attualità delle misure cautelari, senza entrare nel merito delle accuse contestate nell’inchiesta. Secondo l’impostazione dell’accusa, Nembrini sarebbe il dominus occulto di un sistema che per anni avrebbe sottratto fondi pubblici destinati agli istituti professionali gestiti dalle sue fondazioni. La posizione del founder viene considerata più complessa, mentre i legali hanno scelto di concentrare il ricorso sulla moglie.

Il ruolo nella gestione delle fondazioni

Per il gip Luca Bonifacio, Carminati non sarebbe stata una semplice beneficiaria indiretta delle condotte attribuite al coniuge. Nell’ordinanza viene descritta come una figura stabilmente inserita nel sistema decisionale e gestionale delle fondazioni, in particolare di Ikaros. Tra gli elementi valorizzati dal giudice c’è anche la partecipazione a un incontro sindacale del 14 maggio per discutere degli stipendi non pagati: in quell’occasione, entrambi si sarebbero presentati come direttori generali, nonostante avessero già lasciato gli incarichi.

La difesa contesta questa ricostruzione. Secondo l’avvocata Bruni, Carminati era legittimata a partecipare all’incontro perché conservava incarichi amministrativi residui, ma non disponeva più di poteri di spesa. L’accreditamento della fondazione era già stato sospeso in via cautelare dalla Regione e, sostiene la legale, da tempo non entravano più risorse nelle casse. Un altro punto sollevato riguarda l’attualità del pericolo di reiterazione: il fatto più recente contestato alla donna, ha precisato Bruni, risalirebbe ad aprile 2024.

La denuncia contro Baravalle

Tra i documenti già prodotti dalla difesa durante l’interrogatorio preventivo figura anche la denuncia presentata da don Eugenio Nembrini, fratello di Daniele, nei confronti di Luca Baravalle. Il manager piemontese era stato chiamato a guidare la fondazione San Michele Arcangelo all’inizio del 2025, dopo le perquisizioni del luglio precedente, con l’obiettivo di segnare una discontinuità rispetto alla gestione passata.

Baravalle è stato ascoltato dagli inquirenti e il gip ha attribuito rilievo alla sua testimonianza, ritenendo che potesse contribuire ad attualizzare le condotte contestate. I legali, però, ne mettono in dubbio l’attendibilità. La querela di don Eugenio segnala pagamenti per migliaia di euro effettuati dal manager in hotel di lusso con denaro della San Michele Arcangelo e il trasferimento di 38 mila euro a una società a lui riconducibile.

Baravalle respinge le accuse e sostiene che le somme trasferite fossero rimborsi collegati a un’automobile intestata alla società. A suo dire, tutta la documentazione contabile è stata trasmessa agli investigatori da mesi. Dopo essere stato estromesso dalla fondazione a luglio dal tributarista casertano Giacomo Maisto, il manager ha impugnato davanti al Tribunale di Roma la legittimità del provvedimento. L’udienza è prevista a novembre.