Sentenza d’assise

Ergastolo per l’omicidio di Sara Centelleghe a Costa Volpino

I giudici ricostruiscono l’aggressione e confermano le aggravanti; la difesa ha presentato appello

Ergastolo per l’omicidio di Sara Centelleghe a Costa Volpino

Jashandeep Badhan è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sara Centelleghe, la diciottenne uccisa nella sua abitazione di Costa Volpino la notte del 26 ottobre 2024. Le motivazioni della Corte d’assise ricostruiscono un’aggressione durata alcuni minuti e caratterizzata da una violenza ritenuta eccedente rispetto a quella necessaria per provocare la morte.

Secondo quanto emerso nel processo, la ragazza fu colpita 77 volte: 40 ferite furono riscontrate al volto e 18 al cuoio capelluto. Il medico legale Matteo Marchesi aveva riferito di percosse, del cranio sbattuto contro il pavimento, della frattura della laringe e di numerose ferite provocate con un paio di forbici. Per i giudici, la varietà delle modalità e l’impressionante numero dei colpi dimostrano che l’imputato ebbe la possibilità di fermarsi, ma non lo fece.

La valutazione sulla crudeltà

La Corte ha riconosciuto l’aggravante della crudeltà, ritenendo che le modalità dell’azione abbiano causato patimenti gratuiti e superflui. In particolare, la sentenza attribuisce rilievo al deturpamento del volto e della testa, considerate parti del corpo legate anche all’identità fisica della persona. Per i giudici, quegli atti rivelano un’ulteriore e non necessaria offesa e una particolare spietatezza.

Alla crudeltà si è aggiunto il nesso tra l’omicidio e la rapina. Badhan, elettricista di 19 anni all’epoca dei fatti, sarebbe entrato nell’abitazione mentre Sara dormiva per cercare dell’hashish. La droga era stata al centro dei messaggi scambiati con una ragazza di 17 anni, ospite della vittima. La minorenne era uscita dall’appartamento per incontrarlo, mentre Sara era rimasta sola in casa.

La ricostruzione della notte

La Corte non ha ritenuto credibile la versione secondo cui Badhan sarebbe salito nell’abitazione per cercare l’amica. Secondo la sentenza, il giovane voleva trovare altro stupefacente senza offrire in cambio la cocaina concordata. Dopo aver aggredito Sara e aver cercato invano l’hashish, avrebbe preso anche il suo cellulare. L’azione si sarebbe conclusa con il ritorno dell’imputato a casa, mentre la diciassettenne era ancora ad attenderlo all’esterno.

I giudici hanno inoltre riconosciuto la minorata difesa della vittima, descritta come esile, sola e colta nel sonno. Le unghie rotte sono state interpretate come il segno di un tentativo di difesa tardivo e disperato. Le ferite alle mani di Badhan, insieme alle impronte insanguinate seguite dai carabinieri dalle scale fino all’abitazione dell’imputato, hanno rappresentato ulteriori elementi della ricostruzione investigativa.

Le attenuanti legate alla giovane età, all’immaturità e alla difficoltà di gestione degli impulsi sono state ritenute soccombenti rispetto alla gravità dei fatti. La Corte ha considerato non pienamente chiarificatrice la confessione, anche per i numerosi non ricordo e per le modifiche apportate nel tempo. Il consulente ha escluso un’alterazione della capacità di intendere e volere, pur riconoscendo che alcol e droghe potessero avere avuto un effetto disinibente. La difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Grittini, ha impugnato la condanna in appello; l’udienza non è ancora stata fissata.