Il delitto di Sharon Verzeni, barista di 33 anni, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024, continua a far discutere. Moussa Sangare, condannato all’ergastolo, ha presentato appello contro la sentenza, sostenendo la propria innocenza.
La notte dell’omicidio, Sharon stava tornando a casa in via Castegnate quando è stata aggredita. Nessun testimone diretto ha assistito all’evento, ma alcuni residenti hanno sentito le sue grida di aiuto. La barista ha contattato il 112 per segnalare l’accaduto, affermando: «Mi ha accoltellato». La telefonata, avvenuta alle 00:52, è diventata un elemento cruciale per la difesa di Sangare, che cerca di ribaltare la condanna.
La difesa e le prove
L’avvocata Tiziana Bacicca, subentrata nel processo, ha presentato un appello di 80 pagine, contestando le confessioni di Sangare e sostenendo che le coltellate più gravi non erano state inflitte al momento della chiamata. Secondo la difesa, l’assassino sarebbe dovuto essere ancora presente, mentre Sangare è stato ripreso da una telecamera mentre fuggiva in bicicletta.
La famiglia di Sharon, rappresentata dall’avvocato Luigi Scudieri, ha espresso il proprio dolore e la propria determinazione a ottenere giustizia. Scudieri ha sottolineato che la versione di Sangare non regge di fronte alle prove raccolte durante le indagini, che hanno evidenziato la premeditazione e i futili motivi alla base dell’omicidio.
Le indagini e le testimonianze
Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo e coordinate dal pm Emanuele Marchisio, hanno portato a una serie di prove contro Sangare. La testimonianza di una coppia che ha assistito alla scena ha confermato che Sharon era già in gravi condizioni quando sono arrivati. Inoltre, la confessione di Sangare è stata considerata dettagliata e coerente, con elementi che solo l’assassino poteva conoscere.
Il caso di Sharon Verzeni rimane aperto, con la difesa che cerca di dimostrare l’innocenza di Sangare, mentre la famiglia della vittima continua a lottare per la giustizia. La sentenza di appello dovrà confrontarsi con un quadro probatorio che, secondo i giudici, non lascia spazio a dubbi.