Un uomo di 48 anni, originario della Val Seriana, è stato arrestato per violazione di domicilio e stalking dopo essere entrato nella casa della sua ex compagna, una 39enne, con un coltello a serramanico e dei guanti in lattice in tasca. Il giudice per le indagini preliminari, Laura Garufi, ha deciso di tenerlo in carcere, ritenendo che la situazione avrebbe potuto avere un epilogo tragico.
Secondo la ricostruzione dei fatti, l’uomo si è giustificato dicendo di essere andato dalla ex per discutere dei loro figli e di aver dimenticato il coltello e i guanti dopo aver potato una pianta di peperoncino. Tuttavia, il giudice ha definito queste spiegazioni «inverosimili» e ha sottolineato che l’arrestato ha già un passato di stalking e minacce nei confronti della donna.
Precedenti e minacce
La vicenda non è isolata. L’uomo era già stato allontanato dalla casa della ex e aveva ricevuto l’obbligo di presentazione ai carabinieri. Le accuse di stalking risalgono fino a febbraio, con richieste di denaro e minacce esplicite, come «ti farò vivere una brutta vita» e «stai attenta a controllare i freni della macchina». Nonostante una denuncia presentata dalla donna a maggio, le minacce sono continuate, culminando in un episodio di violenza fisica l’11 luglio.
Il giorno dell’arresto, il 14 luglio, la donna ha sentito un rumore in cucina e, trovandosi di fronte l’ex compagno, è fuggita. L’uomo l’ha inseguita e il nuovo compagno della donna è intervenuto, subendo un pugno. La donna e il nuovo compagno sono riusciti a scappare e a chiedere aiuto ai carabinieri. L’arrestato, dopo aver tentato la fuga, ha riportato una frattura alla caviglia ed è attualmente in ospedale, ma una volta dimesso dovrà affrontare il carcere.
Rischio di recidiva
Il giudice ha evidenziato che l’atteggiamento dell’uomo dimostra un’incapacità di controllare i propri istinti, aumentando la sua aggressività e invadenza. La presenza del nuovo compagno della donna ha probabilmente evitato conseguenze più gravi. La difesa dell’arrestato potrebbe presentare ricorso al tribunale del Riesame, ma un eventuale rifiuto alla scarcerazione rappresenterebbe un giudizio cautelare negativo per l’imputato.