Un gruppo di escursionisti sorpreso da un violento temporale ha trovato riparo al Rifugio Albani, nella conca del Polzone, nel territorio di Colere. L’episodio è avvenuto domenica, quando fulmini, vento e pioggia hanno costretto numerose persone a interrompere il percorso e a cercare protezione nella struttura.
A raccontare quanto accaduto è stato il gestore Chicco Zani in un post pubblicato sui social. Secondo la sua ricostruzione, il rifugio è stato rapidamente riempito da escursionisti che chiedevano aiuto per asciugarsi e ripararsi dal freddo. Alcuni hanno trovato posto nelle camere, altri nella dispensa e nei corridoi.
Il personale ha messo a disposizione ciò che aveva: phon, vestiti di ricambio, giacche a vento, scarponi e coperte. L’emergenza è stata gestita con le risorse disponibili, consentendo a centinaia di persone attese per il pranzo di superare la fase più intensa del maltempo. Zani ha però sottolineato anche l’impreparazione di alcuni escursionisti, ricordando che nello zaino non dovrebbero mancare una felpa e una giacca impermeabile.
La coperta lasciata sul sentiero
Al termine del temporale, una delle coperte utilizzate per prestare soccorso è stata trovata abbandonata sopra un masso lungo il sentiero percorso per il rientro. Il gesto ha provocato il rammarico del rifugista, che si è rivolto direttamente alla persona ritenuta responsabile, chiedendole di riportare la coperta in paese oppure di lasciarla sulla terrazza della struttura una volta cessata la pioggia.
Lo sfogo di Zani è stato presentato come una difesa del lavoro svolto dai gestori dei rifugi, chiamati spesso a intervenire in situazioni impreviste per aiutare chi si trova in difficoltà in quota. In questo caso, l’accoglienza ha richiesto l’utilizzo di materiali e spazi normalmente destinati all’attività del rifugio.
I commenti sui social
Il post ha raccolto centinaia di commenti solidali. Molti utenti hanno condiviso il disappunto per l’abbandono della coperta e hanno richiamato l’importanza del rispetto per l’ambiente e per il lavoro di chi opera in montagna. Al centro delle reazioni c’è anche la consapevolezza che affrontare un’escursione senza un equipaggiamento adeguato può aumentare i rischi quando le condizioni meteorologiche cambiano rapidamente.
La vicenda si è quindi conclusa con una contrapposizione tra l’aiuto offerto dal rifugio durante l’emergenza e il comportamento di chi, una volta terminata la necessità, non avrebbe restituito il materiale ricevuto. Un episodio circoscritto, ma diventato occasione di discussione sul rapporto tra escursionisti, strutture di accoglienza e rispetto delle regole della vita in montagna.