Un tragico incidente avvenuto il 23 novembre 2020 ha portato alla morte di Raffaele Iannotta, un operaio di 63 anni, travolto da un locomotore mentre lavorava per sostituire i binari a Treviglio. La giudice Donatella Nava ha assolto il macchinista Girolamo Callegher, 35 anni, evidenziando che egli si era trovato «abbandonato a se stesso» e non era a conoscenza delle corrette procedure di sicurezza da seguire, come i suoi colleghi.
La sentenza ha confermato le responsabilità dei dirigenti della Gcf e della Gefer Spa, aziende per cui Iannotta lavorava. La pm Letizia Ruggeri aveva chiesto pene severe per gli imputati, ma la giudice ha condannato Camilla e Edoardo Rossi, amministratori delle aziende, a quattro anni di reclusione, ritenendo che ci fosse una «macroscopica violazione delle norme» di sicurezza.
Le circostanze dell’incidente
Il tragico evento si è verificato durante un turno notturno, quando Iannotta e altri tre operai stavano utilizzando macchinari per il lavoro sui binari. Il locomotore, che doveva mantenere una distanza di 50 metri dagli operai, si è avvicinato pericolosamente, causando l’incidente. La giudice ha sottolineato che le testimonianze degli operai hanno rivelato come le procedure di sicurezza fossero «lettera morta» e che la necessità di avere un operatore a terra per segnalare il via libera al macchinista fosse «del tutto ignota ed anzi bizzarra».
Inoltre, Iannotta non avrebbe dovuto trovarsi in quel cantiere, poiché era stato chiamato a sostituire un collega. La sentenza ha evidenziato che il cantiere era caratterizzato da una prassi consolidata di violazione delle norme di sicurezza, e che l’incidente non era un evento isolato, ma parte di un contesto di lavoro pericoloso e disorganizzato.
Le conseguenze legali
La giudice ha riconosciuto che, nonostante l’organizzazione complessa delle aziende, ci fosse un generale potere-dovere di sorveglianza che non è stato rispettato. Callegher, il macchinista, si è dimesso sei mesi dopo l’incidente a causa delle condizioni di insicurezza in cui era costretto a lavorare. La sentenza ha messo in luce la necessità di un cambiamento radicale nella gestione della sicurezza nei cantieri ferroviari, per evitare che simili tragedie possano ripetersi in futuro.