Sicurezza in piscina

La tragedia di Alice e la necessità di norme di sicurezza nelle piscine

Dopo la morte di una bambina, si torna a discutere di prevenzione e obbligo di cuffia.

La tragedia di Alice e la necessità di norme di sicurezza nelle piscine

Dopo la tragica morte di Alice, una bambina di 11 anni di Susio, rimasta intrappolata nel bocchettone di aspirazione di una piscina a Sestri Levante, il tema della sicurezza degli impianti torna prepotentemente alla ribalta. Mirko Damasco, presidente dell’associazione Salvagente, sottolinea che episodi simili non sono frutto del caso, ma il risultato di norme spesso inapplicate e di una cultura della prevenzione carente.

“Quest’anno è già il terzo caso legato ai bocchettoni e siamo molto arrabbiati”, afferma Damasco, ricordando che dopo una tragedia simile avvenuta a Rimini, Giorgia Meloni aveva promesso che simili incidenti non si sarebbero più verificati. Tuttavia, la realtà dimostra il contrario. Secondo Damasco, il problema è noto da tempo: “Possiamo fare tutte le leggi che vogliamo, ma se non ci sono controlli e sanzioni, le norme rischiano di restare sulla carta”.

Obbligo di cuffia e tecnologia

Tra le prime misure suggerite dall’associazione c’è l’introduzione dell’obbligo di indossare la cuffia in piscina. “Molti pensano che serva solo per motivi igienici, ma è prima di tutto un dispositivo di sicurezza. In molte piscine, come quelle di campeggi e stabilimenti, non è obbligatoria e in casi come questo avrebbe potuto evitare che i capelli venissero risucchiati”, spiega Damasco. Inoltre, l’Europa ha già emanato raccomandazioni sui sistemi di sicurezza dei bocchettoni, ma in Italia manca una normativa organica che imponga l’adeguamento degli impianti.

“Esiste una proposta di legge che affronta il tema della sicurezza delle piscine nel suo complesso, dai bocchettoni alle recinzioni, ma è ferma da tempo”, aggiunge Damasco. Anche la tecnologia potrebbe offrire soluzioni immediate, come sistemi che interrompono automaticamente l’aspirazione o consentono l’arresto immediato dell’impianto con un pulsante di emergenza. Tuttavia, il problema è culturale: “Si continua a ragionare con il ‘non è mai successo niente’, finché non accade una tragedia”.

Prevenzione e educazione

Damasco allarga il discorso al tema degli annegamenti, che ogni anno causano decine di vittime tra i bambini e centinaia tra gli adulti. “Imparare a nuotare dovrebbe diventare parte del percorso scolastico”, afferma. “Un bambino che sta annegando non urla e non si agita come nei film: in pochi secondi può andare sott’acqua senza attirare l’attenzione”.

Inoltre, la sola presenza del bagnino non è sufficiente. “Se in acqua ci sono 100 persone, è impossibile accorgersi in tempo di chi è in difficoltà. Non è un problema di bravura del bagnino, ma di numeri”, spiega Damasco. Per questo, l’associazione chiede di introdurre un limite massimo agli ingressi nelle piscine e nei parchi acquatici, evitando situazioni di sovraffollamento che rendono impossibile garantire un controllo efficace. “La sicurezza non può essere sacrificata per aumentare gli incassi”.