Bracchi, gruppo logistico con sede a Fara Gera d’Adda, punta a raggiungere 300 milioni di euro di ricavi nel 2027 e prepara una nuova acquisizione in Lombardia. L’azienda, che conta 750 collaboratori, 12 hub e 450 mila metri quadrati di magazzini, stima di chiudere il 2026 con ricavi tra 270 e 275 milioni di euro, in crescita rispetto ai 200 milioni registrati nel 2023.
Il piano di espansione è stato illustrato dall’amministratore delegato Umberto Ferretti. Negli ultimi mesi il gruppo ha rilevato la milanese Mateco, la tedesca Rostock e, a settembre, le società olandesi Vim e Greenway. La prossima operazione dovrebbe riguardare un’azienda lombarda, ma Bracchi sta valutando opportunità anche in Francia, Paese nel quale non dispone ancora di una presenza diretta.
Una crescita basata sulle acquisizioni
A sostenere lo sviluppo è l’ingresso, nel 2023, del fondo paneuropeo Argos, diventato azionista di riferimento. La strategia, secondo Ferretti, prevede di integrare realtà coerenti con il modello del gruppo e con i principali segmenti in cui opera: il trasporto di ascensori, ambito nel quale Bracchi si considera leader europeo, la contract logistics, il comparto lifestyle e fashion e quello delle macchine agricole.
Restano invece fuori dagli obiettivi dichiarati automotive, gestione dei rifiuti e alimentare. Possibili eccezioni potrebbero riguardare aziende fortemente specializzate in nicchie come il farmaceutico, ma soltanto quando l’operazione consenta di ampliare in modo significativo le competenze del gruppo. Bracchi è già presente soprattutto in Germania, Repubblica Ceca e Polonia e punta a costruire una rete estesa nel cuore dell’Unione europea.
Mercati difficili e carenza di personale
La crescita prevista dovrà confrontarsi con mercati poco dinamici e con margini più contenuti. Per il 2026 l’azienda ha annunciato azioni di contenimento dei costi, mentre Ferretti ha sottolineato il processo di concentrazione in corso nel settore: in Italia gli operatori della logistica sarebbero scesi da circa 115 mila nel 2019 a 85 mila. Una maggiore dimensione, secondo il gruppo, aiuta a gestire la complessità normativa e l’aumento dei costi.
Tra le priorità indicate c’è anche la riduzione dell’impatto ambientale. Bracchi dichiara di aver centrato negli ultimi due anni l’obiettivo di tagliare del 7,5% ogni anno le emissioni legate alle proprie attività e prevede di raggiungerlo anche nel 2026. Il gruppo acquista energia da fonti rinnovabili, ha installato pannelli solari negli hub e utilizza biocarburante Hvo per una flotta di 130 camion, con una riduzione delle emissioni indicata fino al 95%.
Il principale ostacolo operativo resta però la disponibilità di personale. Mancano autisti e figure in grado di progettare e gestire l’ingegneria del trasporto. Per questo Bracchi ha rivolto un appello alle scuole professionali, in particolare ai Salesiani di Treviglio, con cui collabora attraverso un corso dedicato alla logistica. L’azienda propone di affiancare alla formazione esistente competenze specifiche per la gestione dei carichi eccezionali, dalla progettazione dei percorsi alla verifica diretta di strade, ponti e rotatorie.