Le piogge delle ultime ore non bastano a risolvere la carenza idrica che interessa la Bergamasca. Nelle ultime settimane Uniacque ha invitato 60 Comuni a razionalizzare l’uso dell’acqua potabile, con particolare attenzione al riempimento delle piscine e alle irrigazioni. In questo contesto è tornato al centro del dibattito il bacino del Bernigolo, che potrebbe offrire una riserva destinata all’agricoltura, al reticolo delle rogge e al funzionamento delle centrali idroelettriche.
Un invaso quasi completamente ostruito
Il bacino si trova a Moio de’ Calvi, al confine con Lenna, in alta Val Brembana. Realizzato nel 1947 da Enel, riceve le acque di scarico della centrale di Bordogna e alimenta la centrale idroelettrica di Lenna, oggi acquisita da Geogreen. La capacità originaria era di 510 mila metri cubi, ma l’accumulo progressivo di terra e sabbia trasportate dal fiume l’ha ridotta agli attuali 63 mila metri cubi.
I detriti si sono depositati soprattutto durante le piene più intense, tra cui quella del 1987. Nel 2000 sono stati eseguiti lavori di svaso e nel novembre 2013 una pulizia parziale, quando l’invaso poteva ancora contenere circa 120 mila metri cubi. In quell’occasione era emerso che la sabbia, grossa e pulita, aveva caratteristiche di qualità superiore. L’ipotesi di venderla non è però andata avanti, perché il materiale è stato classificato come rifiuto speciale, con conseguenti costi di smaltimento.
Il recupero completo della capacità iniziale richiederebbe la rimozione di una quantità stimata in circa 437 mila metri cubi di materiale. Secondo un preventivo elaborato cinque anni fa, l’intervento avrebbe un costo di 12 milioni di euro. Oggi il bacino viene utilizzato soprattutto per attività sportive, come il kayak, e per il percorso che si sviluppa lungo i suoi tre chilometri di perimetro.
La trattativa legata alle concessioni
La scadenza delle concessioni cinquantennali alle società idroelettriche, fissata al 2029, è diventata il principale elemento della trattativa tra Regione ed Enel. L’amministrazione regionale ha convocato una conferenza di servizi, riunita l’ultima volta a luglio e destinata a tornare al lavoro a settembre. Enel, fanno sapere i portavoce della società, dispone di un progetto ma ne renderà noti i dettagli soltanto quando sarà definitivo.
Secondo il sindaco di Moio de’ Calvi, Alessandro Balestra, la prima proposta sul tavolo prevede la rimozione di 80 mila metri cubi di materiale, una quota considerata insufficiente rispetto alle necessità del territorio. Il Comune chiede che la Regione punti almeno all’asportazione di 220 mila metri cubi e che il futuro concessionario venga vincolato al completamento dello svuotamento. L’obiettivo è restituire al bacino una funzione più ampia nella gestione delle risorse idriche, anche alla luce dei periodi di siccità sempre più problematici.
All’inizio dell’anno è stato inoltre ripulito il corso d’acqua che alimenta l’invaso, con l’estrazione di 10 mila metri cubi di sabbia. L’intervento ha ridotto temporaneamente il trasporto di detriti e il rischio di esondazione lungo via Miralago. Resta aperto anche il tema della sicurezza: la strada comunale che costeggia il bacino è stata interessata da alcuni smottamenti e il Comune sta procedendo con lavori di palificazione sostenuti a proprie spese.