Dietro la storia industriale di Comelit, azienda nata a Rovetta e attiva da circa 70 anni nel settore delle comunicazioni, è aperto un confronto tra alcuni componenti delle famiglie che hanno contribuito alla crescita del gruppo. La società, secondo i dati riportati, conta oggi 190 milioni di euro di fatturato e circa mille lavoratori distribuiti nel mondo.
La vicenda è stata resa pubblica da Fabio e Luca Brasi, figli di Mino Brasi, indicato come uno dei fondatori storici. I due hanno contestato gli effetti del recente rinnovo del consiglio di amministrazione, sostenendo di essere stati esclusi dai nuovi equilibri proprietari. Al centro della disputa c’è la holding di controllo HBB, costituita nel febbraio di un anno fa.
La nascita della holding HBB
Secondo la ricostruzione dei fratelli Brasi, nella holding sarebbero state conferite le azioni di Comelit appartenenti alle cugine Silvia, Fulvia e Giulia Brasi, figlie di Pierantonio, fratello di Mino, oltre alle partecipazioni del ramo della famiglia Barzasi. Fabio e Luca sostengono di essersi accorti in quel momento che le regole societarie erano cambiate senza il loro coinvolgimento.
In seguito, Silvia, Fulvia e Giulia Brasi avrebbero ceduto i rispettivi pacchetti azionari a Edoardo Barzasi per 520 mila euro ciascuno. La famiglia Barzasi è così arrivata, secondo quanto riferito, al 50 per cento di HBB. Lo statuto della holding consentirebbe però di esercitare il controllo con il 25 per cento più una quota, permettendo di nominare il consiglio di amministrazione, il legale rappresentante e definire la linea di voto nelle assemblee.
Le iniziative legali
Gli attuali equilibri prevedono per il prossimo decennio l’alternanza al vertice tra Silvia Brasi ed Edoardo Barzasi. Fabio Brasi, escluso dal consiglio dopo 15 anni, e Luca Brasi contestano la descrizione dell’operazione come un semplice ricambio generazionale e hanno deciso di rivolgersi agli organi competenti.
Luca Brasi ha impugnato il bilancio 2024 davanti al Tribunale delle Imprese di Brescia. Entrambi i fratelli hanno inoltre avviato due arbitrati presso la Camera di commercio di Bergamo e chiesto la liquidazione delle proprie quote, valutate in 26,9 milioni di euro ciascuna. La loro posizione è che le comunicazioni sul rinnovo del consiglio non abbiano dato conto della controversia, offrendo quindi al mercato e ai clienti una rappresentazione parziale della situazione.
La società non avrebbe fatto riferimento a questi passaggi nelle comunicazioni diffuse sul nuovo consiglio di amministrazione. Al momento della pubblicazione, di Comelit si attende un’eventuale replica sulle contestazioni dei due fratelli e sulle iniziative giudiziarie e arbitrali intraprese.