Innovazione sanitaria

Brevetto europeo per una siringa innovativa dell’Università di Bergamo

Una nuova siringa con ago retrattile riduce il rischio di punture accidentali per il personale medico.

L’Università di Bergamo ha ottenuto il brevetto europeo per una siringa a iniezione multipla con ago retrattile e azionamento assistito. Questa tecnologia è stata sviluppata per ridurre il rischio di punture accidentali e infezioni durante la somministrazione di farmaci e fluidi in ambito sanitario.

Il dispositivo è stato progettato per affrontare un problema comune nelle attività cliniche: il contatto involontario con aghi contaminati durante l’utilizzo della siringa, dopo l’iniezione o nelle fasi di smaltimento. Secondo i dati del progetto, nel mondo si effettuano circa 10 miliardi di iniezioni ogni anno, con stime di 2 milioni di punture accidentali, che possono portare alla trasmissione di malattie come epatite B, epatite C e HIV.

Funzionamento e vantaggi del dispositivo

La nuova siringa consente di effettuare somministrazioni multiple utilizzando un’unica tubofiala. Il meccanismo, basato su molle e su un sistema di blocco e sblocco azionato dall’operatore, permette all’ago di fuoriuscire solo durante l’iniezione e di ritirarsi automaticamente nel corpo della siringa dopo ogni svuotamento parziale. Al termine della somministrazione, l’ago rientra completamente nella tubofiala, aumentando la sicurezza anche nelle operazioni di sostituzione e smaltimento.

Rispetto ai sistemi tradizionali, questo dispositivo mira a migliorare la protezione dell’operatore e a ridurre il rischio biologico, mantenendo una struttura interamente meccanica, più semplice da utilizzare e da sterilizzare. Alcuni componenti, come il telaio della siringa, possono essere riutilizzati, contribuendo così alla riduzione dei rifiuti sanitari.

Il team di ricerca

Il progetto è stato coordinato da Sergio Baragetti, professore ordinario di Progettazione meccanica e Costruzione di macchine al Dipartimento di Ingegneria gestionale, dell’Informazione e della Produzione. Baragetti ha spiegato che l’idea è nata dall’osservazione di un gesto sanitario quotidiano, apparentemente semplice, ma che comporta rischi significativi per chi lavora in ambito clinico. Il team ha lavorato su una soluzione meccanica essenziale, robusta e adattabile a diversi contesti d’uso, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza senza complicare l’operazione per l’utilizzatore.

Insieme a Baragetti, hanno contribuito al progetto anche Stefano Paleari, professore ordinario di Ingegneria economico-gestionale, e Emanuele Vincenzo Arcieri, ricercatore in Progettazione meccanica e Costruzione di macchine. Il brevetto italiano era stato concesso nel marzo 2024, mentre il brevetto europeo permetterà all’ateneo di tutelare e valorizzare la tecnologia nei Paesi aderenti attraverso un’unica procedura.