Per Alessio Boni, ogni esperienza professionale rappresenta un nuovo inizio. L’attore ha appena concluso il lavoro al Teatro Greco di Siracusa con I persiani di Eschilo, un’esperienza segnata dal confronto con la storia del luogo e con la presenza di migliaia di spettatori. Durante le prove, ha raccontato, gli è capitato di perdere la memoria e di restare senza parole. La sera della prima, però, l’energia del pubblico e delle antiche pietre gli ha permesso di ritrovare concentrazione e sicurezza.
Lo spettacolo, diretto da Alex Ollé, ha riportato Boni alle origini della sua formazione. A prepararlo è stato Andreas Rallis, il regista cipriota che lo accompagnò verso l’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico e che lo aveva seguito anche nel suo debutto teatrale con I sette contro Tebe. A sessant’anni, l’attore considera il ritorno a Eschilo una sorta di ricongiungimento con il punto da cui era partito, pur ribadendo che per un interprete non esistono traguardi definitivi.
Dalla provincia alla recitazione
Boni ha ricordato gli anni dell’adolescenza trascorsi a Sarnico, quando frequentava la ragioneria serale e lavorava come piastrellista insieme al padre. Non aveva ancora deciso di fare l’attore e descrive quel periodo come una fase di insofferenza verso l’ambiente in cui viveva. La svolta arrivò dopo aver assistito a Roma allo spettacolo La gatta Cenerentola, interpretato tra gli altri da Peppe Barra e Isa Danieli. In seguito fu anche poliziotto e animatore turistico: proprio nei villaggi, organizzando piccoli spettacoli, capì di essere attratto dalla recitazione.
Tra gli incontri più importanti della sua formazione ha citato Orazio Costa, ideatore del metodo mimetico. All’Accademia, il lavoro collettivo sui testi e sui monologhi consentiva agli allievi di sostenersi e di rafforzare la propria presenza scenica. È una dinamica che Boni ha riconosciuto anche nell’esperienza di Siracusa, dove la coralità dei colleghi e il rapporto con il pubblico hanno contribuito alla riuscita della rappresentazione.
L’impegno umanitario e i prossimi progetti
Da 15 anni l’attore collabora con Cesvi. Tra le missioni che lo hanno colpito maggiormente ha indicato quella ad Haiti, dopo un uragano. Ha descritto una situazione segnata dalla fame, dalla mancanza di acqua, cibo e abitazioni, oltre che dalla tensione tra la popolazione e dall’assenza di risposte istituzionali. Il ricordo, ha spiegato, resta legato alla paura e alla consapevolezza delle condizioni estreme vissute dagli abitanti.
Sul fronte professionale, Boni ha annunciato diversi impegni tra cinema, televisione e teatro. Ha lavorato nel film L’ora di tutti, diretto da Stefania Rocca, e in Carne della mia carne, scritto da Dario Argento, nel quale interpreta un poliziotto al fianco di Ilenia Pastorelli. Ha inoltre partecipato alla serie Maschi veri 2, doppiato Una piccola formalità, diretta da Davide Marengo e con Pilar Fogliati, e realizzato per RaiTre un documentario sulla vita di Gino Paoli.
In autunno dovrà scegliere tra una nuova serie televisiva e un film. Successivamente tornerà a teatro con uno spettacolo dedicato a Molière, tratto da un testo di Bulgakov. Nella vita privata, l’attore continua a rivendicare spazio per la famiglia e per i suoi tre figli, con i quali trascorre il tempo libero tra bicicletta e piscina.