Indagine sui covi

Armi da guerra sepolte nei boschi, quattro giovani fermati

L’inchiesta parte da un agguato mancato: sequestrati cinque kalashnikov e un fucile, possibile presidio delle piazze dello spaccio.

Armi da guerra sepolte nei boschi, quattro giovani fermati

Dalla sparatoria del 21 giugno a Seriate, nella quale il bersaglio è stato mancato, l’indagine dei carabinieri si è estesa alla ricerca delle armi. L’ipotesi investigativa è che alcuni fucili da guerra, tra cui cinque kalashnikov, siano stati nascosti sottoterra per essere recuperati e utilizzati nella difesa delle piazze dello spaccio.

Le investigazioni sono state condotte dai militari della Compagnia di Bergamo, sezione operativa, attraverso l’analisi di filmati, appostamenti, perquisizioni e blitz. Alle operazioni hanno partecipato anche i carabinieri dell’unità speciale dei cacciatori, impegnati nella ricerca dei nascondigli tra le aree boschive delle province di Milano e Varese. Il bilancio dei sequestri è di cinque kalashnikov e un fucile, ora destinati agli accertamenti del Ris.

I quattro fermati

Sono quattro i giovani di origine marocchina coinvolti nei due diversi capitoli dell’inchiesta. El Allali Boutrousse, 29 anni, e Ait Zahhaf Abdelmalek, 27, sono ritenuti dagli investigatori gli autori della sparatoria contro un connazionale. Il primo, indicato come il capo del gruppo, avrebbe ammesso davanti al gip Riccardo Moreschi di avere sparato, sostenendo però di averlo fatto soltanto per spaventare la vittima.

Gli altri due indagati, A.M., di 20 anni, e A.T., di 24, sono accusati di avere maneggiato le armi custodite nei boschi. Il ventiquattrenne avrebbe ammesso i fatti durante l’interrogatorio, mentre il ventenne ha scelto di non rispondere. Tutti sono assistiti dall’avvocato Amedeo Rizza, di Milano.

Gli spostamenti delle armi

Secondo la ricostruzione investigativa, i due più giovani sono stati individuati lunedì mentre viaggiavano in auto, dopo che i militari avevano già fermato gli altri due sospettati. I carabinieri avrebbero documentato il recupero delle armi da un nascondiglio e il loro successivo trasferimento in un’altra località. Quando l’auto è stata fermata, però, i fucili non erano più a bordo.

Nei giorni precedenti gli investigatori avevano trovato, in momenti diversi, alcuni kalashnikov sepolti e avvolti nel cellophane. Il trasferimento potrebbe essere stato deciso per il timore che il primo nascondiglio fosse stato individuato, oppure che le armi potessero finire nelle mani di gruppi rivali. I militari hanno dovuto cercare tra vaste zone boschive del Varesotto.

In passato impiegati soprattutto nel Sud Italia per la ricerca di latitanti nascosti in aree montane, i carabinieri cacciatori operano da tempo anche nelle province di Varese e Lecco per individuare covi di persone ricercate, armi e droga. Il Ris dovrà ora verificare la provenienza dei fucili e accertare se siano stati utilizzati nella sparatoria avvenuta a Seriate.

Il gip di Bergamo ha convalidato i fermi dei due presunti sparatori, disponendo per entrambi la custodia in carcere. Per gli ultimi due fermati non è stata invece convalidata la misura, ma il giudice ha disposto comunque il carcere e ha trasmesso gli atti, per competenza, alle Procure di Milano e Novara, territori nei quali le armi sarebbero state spostate.