Nel giorno della Solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, la liturgia propone la visione dell’Apocalisse: una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. Il brano biblico, indicato come un segno grandioso, introduce una celebrazione ricca di richiami alla gioia celeste e alla speranza cristiana.
La festa richiama la profezia pronunciata dalla Vergine nel Magnificat: tutte le generazioni mi chiameranno beata. Secondo la riflessione di Madre Scolastica Perico, badessa del Monastero benedettino di Santa Grata, in Maria si compie un mistero legato alla sua particolare unione con Gesù, iniziata con l’Annunciazione e cresciuta attraverso la partecipazione alla vita e alla missione del Figlio.
Una vita ordinaria vissuta nella comunione
Dietro il mistero celebrato dalla Chiesa si trova l’esistenza concreta di una donna vissuta in un preciso contesto storico. Maria conduceva una vita fatta di preghiera, lavoro e frequentazione della sinagoga. La sua quotidianità, simile per molti aspetti a quella di tante persone, acquistava un valore particolare attraverso la comunione con Gesù, presente in ogni parola, azione e comportamento.
Questa unione raggiunse il culmine nella condivisione dell’amore, della compassione e della sofferenza del Figlio. Per questo, nella lettura proposta, Maria viene indicata come partecipe in modo singolare dell’opera della redenzione. Dio avrebbe così voluto renderla partecipe anche della pienezza della Resurrezione, attraverso l’assunzione in anima e corpo e la preservazione dalla corruzione.
Il messaggio per la vita dei credenti
La riflessione sottolinea che tale privilegio è stato riservato a Gesù e a Maria, sua Madre, che ha generato il Signore della vita. Il mistero dell’Assunzione, però, non riguarda soltanto la figura della Vergine: indica anche la volontà di Dio di offrire all’uomo una salvezza integrale. Maria, creatura come ogni essere umano, precede i credenti nella gloria preparata da Dio.
La celebrazione richiama inoltre l’unità della persona, chiamata a servire e glorificare Dio con tutte le proprie facoltà. In questa prospettiva viene ricordata l’affermazione di Sant’Ireneo di Lione secondo cui la gloria di Dio è l’uomo vivente. La promessa affidata a Maria come primizia può diventare, per chi persevera nel servizio di Dio e del prossimo, una speranza per il destino eterno.