Le oltre 40 proposte arrivate al concorso di progettazione per il nuovo collegamento sull’Adda non modificano la posizione della Rete Occhio al Ponte. Il gruppo, nato nell’aprile 2026 per contestare la localizzazione dell’infrastruttura, sostiene che il nodo principale non riguardi la qualità delle idee presentate, ma la decisione di costruire il nuovo ponte a meno di 20 metri dall’attuale San Michele.
La presa di posizione arriva dopo la comunicazione secondo cui soltanto tre progetti accederanno alla seconda fase della gara. Per la Rete, tuttavia, il concorso sarebbe stato avviato sulla base di un presupposto già definito: la collocazione della nuova struttura. Secondo il gruppo, i requisiti del bando avrebbero trasformato quella scelta in un vincolo progettuale, senza che fosse raggiunta una condivisione con il territorio.
La contestazione alla localizzazione
Occhio al Ponte precisa di non voler mettere in discussione il confronto tra le diverse soluzioni architettoniche. L’obiezione, viene sottolineato, riguarda una fase precedente alla progettazione: capire se il punto individuato per il nuovo collegamento sia effettivamente quello più adatto. Nel mirino della Rete c’è soprattutto Regione Lombardia, accusata di non aver considerato in modo adeguato le contrarietà espresse dai Comuni interessati e le alternative avanzate negli ultimi mesi.
Per il gruppo, il numero delle candidature non può diventare una legittimazione successiva della localizzazione. Un concorso, sostiene la Rete, non sarebbe in grado di sanare una decisione che il territorio non avrebbe condiviso prima dell’avvio della procedura. La domanda centrale, quindi, non sarebbe quale progetto scegliere tra quelli ammessi alla gara, ma se sia corretto realizzare il collegamento proprio accanto all’attuale ponte.
Viabilità e futuro del ponte esistente
Tra gli elementi indicati come critici ci sono anche gli effetti sulla viabilità locale. Gli approfondimenti condotti negli ultimi mesi, secondo Occhio al Ponte, alimentano il timore che l’opera, pur richiedendo un significativo investimento di risorse pubbliche, possa non ridurre la congestione del traffico. In alcune condizioni, aggiunge il gruppo, l’infrastruttura potrebbe persino aumentare la pressione sui centri abitati vicini.
La Rete richiama inoltre i vincoli legati alla presenza della ferrovia e alle prescrizioni di Rfi, che inciderebbero sia sulle caratteristiche del collegamento sia sulla sua futura gestione. Dubbi vengono espressi anche sulla natura del ponte, previsto come infrastruttura promiscua, e sulla complessità delle attività di manutenzione.
Parallelamente alla progettazione della nuova opera, resta aperto il tema della conservazione dell’attuale ponte San Michele. Occhio al Ponte chiede chiarimenti sulla manutenzione della struttura e sulle possibili criticità riguardanti le fondazioni. Secondo il gruppo, il futuro del ponte esistente dovrebbe essere affrontato insieme alle decisioni sul nuovo collegamento, senza attendere la conclusione dell’iter progettuale.
La Rete Occhio al Ponte riunisce cittadini, associazioni, imprese e rappresentanze politiche. Nei mesi scorsi ha organizzato una manifestazione e, all’inizio di luglio, un convegno dedicato alle prospettive dell’opera. Ora, con l’avanzamento del concorso e la selezione dei progetti per la fase successiva, il gruppo ribadisce la propria contrarietà alla localizzazione individuata.