Femminicidio

Processo per l’omicidio di Pamela Genini, la famiglia accusa: “Era evitabile”

La famiglia di Pamela Genini esprime la propria rabbia durante il processo a Gianluca Soncin, accusato dell'omicidio della giovane.

Processo per l’omicidio di Pamela Genini, la famiglia accusa: “Era evitabile”

Il processo a Gianluca Soncin, accusato dell’omicidio volontario pluriaggravato di Pamela Genini, si è aperto al tribunale di Milano, rivelando dettagli inquietanti sulla tragica vicenda. La giovane, di 29 anni, è stata uccisa con 76 coltellate dal suo ex compagno, che si era introdotto nella sua abitazione di Milano. La corte, presieduta dalla giudice Antonella Bertoja, ha esaminato i momenti precedenti e successivi all’omicidio, evidenziando la chiamata di Francesco Dolci, che aveva avvisato le autorità dopo aver ricevuto un messaggio da Pamela in cui segnalava l’ingresso di Soncin in casa con una copia delle chiavi.

Durante l’udienza, sono stati mostrati i video girati dagli agenti delle Volanti, che documentano gli ultimi attimi di vita di Pamela. Le immagini ritraggono la giovane a terra, mentre i presenti in aula possono udire i suoi rantoli, segno del disperato tentativo di rimanere in vita. Soncin, dal banco degli imputati, ha mantenuto uno sguardo fisso verso la corte, mentre si trovava in una situazione di evidente crisi, avendo anche inferto a se stesso delle ferite.

La rabbia della famiglia

La famiglia di Pamela ha espresso una forte indignazione nei confronti di Soncin. L’avvocato Nicodemo Gentile, rappresentante della madre Una Smirnova, ha dichiarato: “Soncin ha perseguitato Pamela, una persona in una situazione di impotenza. Questo femminicidio era evitabile”. Anche il padre adottivo della giovane ha sottolineato che Pamela si sarebbe potuta salvare se Dolci l’avesse portata da loro, evidenziando che la giovane non aveva mai avuto una relazione con Soncin, ma era stata vittima di stalking.

Il processo ha anche rievocato episodi di violenza precedenti, come quelli avvenuti all’Elba e a Cervia, dove Pamela aveva tentato di attivare il codice rosso senza però sporgere denuncia. La dirigente delle volanti della questura di Milano, Serafina Di Vuolo, ha confermato che Pamela aveva contattato il 112 in diverse occasioni per segnalare le persecuzioni subite.

Il dramma dell’intervento tardivo

Il 14 ottobre, i messaggi tra Pamela e Dolci si interrompono alle 21.52. Quando gli agenti delle volanti arrivano, sentono le grida disperate di Pamela e, dopo aver citofonato, riescono a sfondare la porta. Tuttavia, Soncin aveva già agito, trascinando Pamela e infliggendole il colpo mortale. Un agente, visibilmente commosso, ha dichiarato: “Le sue urla me le ricorderò per sempre”. La difesa di Soncin, rappresentata dagli avvocati Pietro Sartori e Simona Luceri, ha cercato di contestare le evidenze, ma la brutalità del crimine rimane al centro dell’attenzione.