Un weekend di terrore si è concluso con l’arresto di quattro membri di una presunta banda di rapinatori albanesi, responsabile del colpo all’agriturismo Ca’ Fenile, e di un furto a Lignano Sabbiadoro. Il giudice ha disposto il carcere per tutti, mentre un quinto complice resta in fuga.
Durante un blitz avvenuto a Orzinuovi, i carabinieri hanno fatto irruzione in un covo, trovando banconote da 50 e 100 euro parzialmente bruciate. I soldi sarebbero il bottino della rapina avvenuta in una villa di Lignano Sabbiadoro, dove il proprietario è stato malmenato e ritrovato sanguinante. Si stima che il colpo abbia fruttato circa 115 mila euro in contanti e preziosi.
Nelle indagini, coordinate dal PM Antonio Mele, hanno avuto un ruolo cruciale le testimonianze della figlia tredicenne di Massimo Rizzi, il titolare di Ca’ Fenile. Secondo la ragazzina, i rapinatori erano cinque, indossavano abiti neri e mostrano un comportamento minaccioso. Grazie al suo apporto, gli investigatori hanno potuto identificare i veicoli utilizzati e risalire all’appartamento bresciano dove si nascondeva la banda.
Il modus operandi della banda era caratterizzato dall’uso di targhe rubate e comunicazioni tramite ricetrasmettitori, strategie che le hanno permesso di agire indisturbate. Nella notte del colpo a Lignano, il team di investigatori ha dovuto pazientare finché i rapinatori non tornassero a casa per intervenire, scatenando una spericolata fuga. Quattro di loro, i fratelli Kreshnik e Valter Miftari rispettivamente di 28 e 26 anni, Alfret Jakimi di 29, ed Elvi Baci di 36 anni, sono già in carcere, mentre il quinto complice, un pluripregiudicato di 37 anni, è riuscito a scappare lanciandosi dal balcone.
Le indagini proseguono e attualmente si valutano anche altri furti e crimini collegati, mentre la banda cercava di distruggere le prove bruciando in parte il denaro rubato.»