Roberto Pedretti, militante della prima ora della Lega Nord ed ex consigliere regionale, interviene nel dibattito interno al partito con una dura critica alla leadership di Matteo Salvini. La presa di posizione arriva dopo i malumori emersi tra militanti ed esponenti locali, soprattutto nelle aree settentrionali, dove secondo Pedretti si sarebbe progressivamente allargata la distanza tra la dirigenza e la base.
La critica alla linea del partito
Nel suo intervento, Pedretti sostiene che la Lega abbia abbandonato parte delle istanze originarie legate al Nord e al federalismo. A suo giudizio, le sezioni territoriali avrebbero perso centralità e partecipazione, mentre le feste di partito e gli appuntamenti locali non riuscirebbero più a rappresentare il rapporto con gli iscritti di un tempo.
L’ex consigliere regionale contesta inoltre alcune scelte politiche attribuite alla gestione Salvini. Tra gli esempi cita il sostegno alla legge su Roma Capitale, contrapposto alla presunta trascuratezza verso Milano e le infrastrutture settentrionali, oltre all’impegno per il Ponte sullo Stretto di Messina. Nel testo vengono richiamati anche il costo del carburante e le condizioni della sanità al Nord, indicati come ulteriori elementi di frustrazione per una parte dell’elettorato.
Secondo Pedretti, il partito avrebbe così modificato la propria identità, trasformandosi da forza politica concentrata sulle autonomie settentrionali in una formazione più attenta alle dinamiche nazionali. Il riferimento al federalismo, scrive, sarebbe rimasto limitato a risultati ritenuti insufficienti rispetto alle aspettative iniziali.
Le richieste agli esponenti leghisti
Nel passaggio più polemico, Pedretti collega la riemersione del dissenso alla fase di difficoltà registrata dalla Lega nei sondaggi. A suo avviso, alcuni esponenti rimasti finora silenziosi avrebbero iniziato a contestare pubblicamente il segretario soltanto dopo il calo dei consensi. L’ex consigliere parla di una reazione tardiva da parte dei cosiddetti esponenti più legati alle origini del movimento.
Pedretti invita quindi sindaci, consiglieri e titolari di incarichi di partito a valutare le dimissioni e a confrontarsi con gli elettori. Nel suo ragionamento, chi ha mantenuto ruoli politici durante questa fase avrebbe una responsabilità diretta nel percorso seguito dalla Lega e dovrebbe assumersi le conseguenze delle scelte compiute.
La dichiarazione si conclude con un attacco alle contestazioni interne considerate strumentali e alla possibilità che il dissenso serva soltanto a ottenere nuove posizioni. Pedretti richiama infine il passaggio di alcuni elettori verso il partito di Roberto Vannacci, definendolo una conseguenza delle decisioni assunte negli ultimi anni dalla leadership salviniana. Le valutazioni espresse restano quelle dell’ex consigliere regionale e non sono accompagnate, nel testo, da una replica di Salvini o della dirigenza della Lega.